Ingresso pubblico Odin

25 settembre 2014 . ALLA SCOPERTA DEL TEATRO

#cartolinedaholstebro

Odin2014

Il nostro primo giorno di residenza è stato all’insegna della conoscenza del teatro.
Selene è stata nostra guida alla scoperta dei suoi spazi e della sua storia sin di prima mattina (qui in Danimarca tutti si alzano molto presto, alle 8 gli uffici sono aperti e operativi, e chi si alza dopo le 7 è guardato con sospetto…).
Abbiamo iniziato il giro turistico dall’ingresso alla biblioteca (Samarkand Tower): in essa sono raccolte riviste teatrali da tutto il mondo e pubblicazioni dell’Odin Teatret tradotte nelle lingue più disparate. Questa grande stanza ospita anche un lungo tavolo al quale gli ospiti della struttura di solito cenano e dove lo staff e i membri della compagnia spesso si riuniscono. A fianco ci sono gli uffici amministrativi e organizzativi del Nordisk Teaterlaboratorium (NTL), un’ordinatissima cucina, e un lungo corridoio dove agli uffici si alternano i camerini degli attori. Tutte le pareti di questi spazi sono ricoperte di manifesti storici di gruppi e artisti da tutto il mondo (una collezione invidiabilissima di reperti che non avremmo mai immaginato di avere occasione di vedere dal vivo!), colme di oggetti, piccoli miti, ma sopratutto maschere e statuette coloratissime. I camerini degli attori sono pieni di oggetti personali, a volte ricordano le stanze straripanti degli adolescenti, altre, le camere segrete e colme di ricordi dei nonni… Si prova quasi pudore a guardare dietro le loro porte: si sente di stare penetrando in spazi molto intimi, seppure alcuni di questi restano volutamente aperti dagli attori, o, come quello di Julia Varley, spalancati, in perenne contatto con l’esterno e con chi vuole interrogarli.
Il tour prosegue nel foyer a cui si può accedere anche da un’altra entrata, quella principale durante le aperture al pubblico. Lo spazio si sviluppa attraverso un altro lungo corridoio tappezzato di stoffe, tappeti, locandine degli spettacoli dell’Odin, che ospita una fila di graziosi tavolini di marmo bianco, corredati da due sedie ciascuno, di fronte a ciascuna porta d’ingresso alle sale di lavoro. La prima di queste che incontriamo è la Black Room (dove noi ErosAntEros lavoreremo a Sulla difficoltà di dire la verità fino al 7 ottobre). A seguire, sulla destra, c’è la White Room (dove sta provando il gruppo Altamira diretto da Pierangelo), e in fondo a sinistra, dopo le stanze della tecnica, un’altra porta d’ingresso e delle scale di legno che portano a un piano superiore, c’è la Red Room. Saliamo le scale di legno che abbiamo appena incontrato e in cima ad esse vediamo, sulla destra, una porta che dà verso l’esterno, seguita da un’altra piccola scalinata che porta fino a una torre nera: è la Sanjukta Tower, costruita in memoria della danzatrice indiana Sanjukta Panigrahi, dopo la sua scomparsa nel 1997. Si tratta di una torre di legno con ampie finestre su tutti i lati, arredata a mo’ di piccolo soggiorno, in cui solitamente i membri della compagnia “vengono a pensare”. Dal suo interno si vedono tutti gli edifici dell’ex fattoria che nel 1965 venne affidata all’Odin Teatret e che in questi cinquant’anni è stata ristrutturata e ampliata, fino ad assumere l’aspetto attuale. Tornando indietro alla porta che dava sull’esterno da cui eravamo usciti, troviamo sulla sinistra un altro piccolo corridoio, percorrendo il quale scopriamo il camerino di Iben Nagel Rasmussen, una piccola ma fornitissima sartoria e, in fondo al corridoio, la Blue Room: una sala prove più piccola, così soprannominata per i calchi azzurri del corpo di Roberta Carreri appesi sul suo soffitto. In questa stanza è stata concepita La Vita Cronica
Ritorniamo indietro sul nostro cammino, scendiamo le scale e il corridoio fino alla fine del foyer, superando la Black Room, e svoltiamo a sinistra per trovarci di fronte a un nuovo corridoio, un’altra rampa di scale di legno e per ultima, sempre a sinistra, la Music Room: una stanza con al centro un grande tavolo rettangolare attorniato da panche di legno e sulle pareti una serie di scaffali e mensole pieni di strumenti musicali, dalle forme e origini più diverse. Attorno a essa ancora camerini, bagni, un piccolo magazzino e un’altra cucina. Ritorniamo indietro fino alla rampa di scale che porta al primo piano. Saliamo e arriviamo di fronte a una porta: la camera dove era solito alloggiare Grotowski durante le sue visite all’Odin. Alla sua sinistra, quella di Eugenio Barba. Sulla destra, invece, si sviluppa un altro lungo corridoio di camere e uffici personali, che portano fino alla Suite Royale: una stanza molto grande, in cui, ci racconta Selene, a volte si tengono riunioni, ma che funge prevalentemente da foresteria per gruppi numerosi di artisti e seminaristi. Torniamo indietro e prima di arrivare alla Grotowski Room, svoltiamo a destra verso una piccola veranda di vetro che funge da congiunzione tra i tetti dei due edifici che contengono gli spazi del teatro, soprannominata Moon Garden, perché durante le notti serene è possibile osservare dal suo interno la parabola del percorso che fa la luna. Superandola arriviamo a un altro lungo corridoio, pieno di camerette per gli ospiti, gli studiosi e gli artisti del NTL, e in fondo al corridoio una grande stanza in cui si trovano gli uffici centrali degli archivi dell’Odin Teatret. Sulla destra un’ultima porta ci aspetta: la attraversiamo e giungiamo a una scala a chiocciola  bianca che ci congiunge alla sala della biblioteca da cui eravamo partiti, ingresso diurno al NTL e ai suoi uffici. Guardando attraverso il vetro della porta d’ingresso al pianterreno scorgiamo il magazzino Valhalla e il viale alberato che abbiamo attraversato la sera precedente per arrivare al teatro. Il sole ci sorride e promettiamo di visitare presto anche gli spazi esterni di questo fantastico labirinto.