RAVENNA 27/06/17. RAVENNA FESTIVAL.

Anna Bandettini su 1917, La Repubblica, 5 luglio 2017

’1917′, LA RIVOLUZIONE RUSSA INVADE IL PALCO GRAZIE A MAJAKOVSKIJ, ESENIN, BLOK
Anna Bandettini, “La Repubblica”, 5 luglio 2017
http://www.repubblica.it/spettacoli/teatro-danza/2017/07/05/news/russia-169948296/

[...] in questi giorni sta girando 1917, un lavoro commissionato dal Ravenna Festival in corso fino al 22 luglio di ErosAntEros, una delle formazioni della nuova scena italiana. Gli artefici sono Davide Sacco, regista e music designer e Agata Tomsic, attrice e autrice, con alle spalle parecchie collaborazioni con il Teatro delle Albe soprattutto, Fanny & Alexander, Socìetas Raffaello Sanzio, Teatro Valdoca, Motus e l’Odin Teatret di Eugenio Barba.

Con 1917 firmano il loro lavoro più articolato e compiuto: una autentica restituzione del clima febbrile e apocalittico di quell’anno e di quella rivoluzione attraverso una molteplice grammatica espressiva, con una rievocazione visiva, stilistica, musicale e poetica. In scena il Quartetto Noûs esegue il Quartetto n. 8 di Dmitrij Šostakovic, scritto dal compositore che più ebbe controversi rapporti con il regime sovietico. Dall’altro lato, una e poi diverse pedane, ciascuna col nome di un poeta o di uno scrittore, su cui volta in volta sale Agata Tomsic in un costume stile suprematista.

Con le loro parole dei poeti e la musica di di Šostakovic, lo spettacolo-concerto ci porta nell’atmosfera rivoluzionaria di Leningrado e Mosca, negli animati giorni della rivoluzione: sono i versi di Majakovskij, Pasternak, Blok, Esenin, Chlebnikov tutti artisti che finirono dopo gli iniziali entusiasmi per diventare vittime del totalitarismo sovietico. In contemporanea sul fondo della scena, su grande schermo si susseguono immagini di alcuni artisti visivi dell’epoca, a testimonianza di quel grande laboratorio figurativo che fu la Rivoluzione con El Lissitzky, Aleksandr Rodcenko, Dmitry Bisti.

[...] Ne esce il quadro del complesso rapporto fra artisti e potere. 1917 ne coglie il momento più bello dell’utopia, il momento in cui il sogno appare realizzabile e vicino nelle parole di Majakovskij, Chlebnikov, Pasternak. Ma alla fine ci mostra anche le illusioni perdute, i sogni infranti, l’occasione mancata di quella rivoluzione nel suono degli spari e nei tonfi dei corpi ammazzati che cadono inermi.