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Antonio Di Mare su asprakounelia (Treno Fantasma), Teatri di Cartapesta, 23 maggio 2011

ASPRAKOUNELIA: IL TRENO FANTASMA DELLA CONTEMPORANEITA’
Antonio Di Mare, Teatri di Cartapesta, 23 maggio 2011

Nella saletta allestita in occasione della “prima” al Teatro Ambra alla Garbatella c’era il tutto esaurito. Allo spettacolo delle 19:30, in apertura ufficiale della quinta rassegna di “Teatri di Vetro 2011”  la tensione era palpabile: si chiedeva di partecipare nel totale stupore dei partecipanti ad un’esperienza mai provata prima; salire a bordo di un “Treno Fantasma”. Superando l’impatto scenico iniziale: rimanere per tutta la durata della rappresentazione, 60 minuti in totale, in una stanza appositamente allestita, completamente al buio, previo prelevamento di una delle protagoniste della messa in scena, la quale in silenzio e compostezza, aveva il compito di accompagnare l’ignaro spettatore al suo posto a sedere, nel cuore dello spettacolo. Si assisteva ad un’esperienza visiva di grande impatto emotivo: la storia è quella di due giovani/bambini che raccontano le loro storie di violenza, incubi e solitudini in una abitazione, un non-luogo, prisma di un inconscio sempre manifesto, mai del tutto sopito. Finché un giorno non arriva un sensuale e mefistofelico estraneo, “Cosmo Disney.. si chiama..” Possiede una maschera dalle fattezze di un (Bian)coniglio che educa e anima i sogni e le visioni morbose dei due piccoli “già vecchi..” fratellini. Su questo sfondo è presente un tentativo di partecipazione teatrale alla maniera greca: vivere l’esperienza artistica come eccedenza nella vita “reale”. Vivendo gli incubi assieme ai protagonisti effettuiamo un viaggio nella pancia della nostra contemporaneità: sedotti da una voce/immagine simulacro, un Vaso di Pandora che invita a scrutare nei nostri cuori, e a indagare con occhi non tanto sognanti e stralunati, un mondo in cui il Coniglio Bianco gioca al contrario: invece di trasportarci in un mondo surreale, ci sbatte a muso duro, faccia a faccia con La Realtà nostra, attuale, sottintesa in quei dialoghi che sembrano assurdi, ma che in fin dei conti poi, tanto assurdi non sono.