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Giulia Foschi su Allarmi!, nonfarneundramma, 11 maggio 2016

Allarmi! La provocante rivoluzione di ErosAntEros
Giulia Foschi, “nonfarneundramma“, 11 maggio 2016
https://nonfarneundramma.wordpress.com/2016/05/11/allarmi-la-provocante-rivoluzione-di-erosanteros

Non sapevo cosa avrei trovato andando a vedere per la prima volta uno spettacolo dei ravennati ErosAntEros, dei quali avevo finora solo sentito parlare. Ed è stato qualcosa d’imprevisto, che per di più mi è rimasto in testa per giorni. Allarmi! racconta di un gruppo di estremisti di destra, capitanati da una donna, che prepara una rivoluzione. Questo quanto si sapeva prima dell’anteprima al Teatro delle Moline. In scena, però, si è visto molto di più.

Entrando s’incontra subito Agata Tomsic (fondatrice della compagnia insieme a Davide Sacco) che marcia sul palco, bella e inquietante, in versione neonazista-sadomaso. È Vittoria. Attacca con un discorso davvero allarmante, esasperando la figura del leader autoritario. Ma è solo l’inizio. Entrano i suoi adepti, precettati online, spinti da motivazioni diverse: chi sottomesso e dipendente dal fascino della donna, chi semplicemente voglioso di bastonare extracomunitari e desideroso di diventare il proprietario di una squadra di calcio con una bella casa grande, chi ha dedicato la vita allo studio dei rivoluzionari di ogni parte, con una moderata simpatia per il fascismo. E lei: donna capace di assoggettare al proprio volere, mente malefica e ragazzina difficile, fragilissima, sicura e incerta, lucida e folle. Sarebbe velleitario, impossibile pretendere di spiegare cosa spinga qualcuno a formulare idee distruttive di questo o altro genere, che di attacco terroristico o dell’assassinio del presidente dell’Unione europea, come in questo caso, si tratti. Qui però i suggerimenti non mancano, e l’impatto è potente. Forse per questo poi mi è servito del tempo per rielaborarle, e in parte sono ancora lì, mentre sono uscita stordita, come dopo un concerto.

allarmi

C’è Internet, ci sono i simboli, i rituali, c’è la necessità di apparire, perché se s’interrompe la diretta streaming dell’assassinio l’azione di per sé non ha più ragione d’esistere, ci sono le paure più facili, più diffuse, ci sono ragionamenti plausibili da parte di tutte le posizioni in campo, perché in fondo ogni personaggio del testo scritto da Emanuele Aldrovandi è comprensibile nel suo agire: Vittoria così come suo padre, Ordine (il sottomesso) così come il fascistello picchiatore, il giovane istruito come pure il presidente dell’Ue, che potrebbe risultare vincitore nella fermezza della sua inattaccabile, letteralmente, dissertazione sul perfetto meccanismo politico, economico, sociale che governa il capitalismo, macchina imbattibile. C’è una Democrazia sorridente e sui trampoli, che per l’eccessiva sicurezza di essere dalla parte giusta rischia di cadere, c’è un Punto di Vista con la mano tesa che argomenta rabbioso la legittimità della propria esistenza, anche lui con la sua logica, c’è poco da fare.

E c’è il pubblico, infine, messo di fronte a sé stesso. Il dissenso non va represso, ma sollecitato, incluso, fa parte del sistema: eccoci qui, dunque, ripresi dalla telecamera, spettatori impegnati che pacificano la propria contrarietà con una serata di teatro di ricerca, perché a questo serve il teatro, questo teatro, ad andare a dormire tranquilli perché il dissenso l’abbiamo già espresso, soddisfatto, senza far danni: a nessuno verrà in mente di fare la rivoluzione. A questo servono il teatro, l’arte, la canzone di protesta e tutto il resto, dicono gli ErosAntEros. È spietato, forse vero.

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Dove e quando l’ho visto: Bologna, Teatro delle Moline, 28 aprile 2016

Dove e quando lo potete vedere: Bologna, Festival Vie, ottobre 2016

Qualche altra informazione: www.erosanteros.org