RAVENNA 27/06/17. RAVENNA FESTIVAL.

Giulio Sonno su 1917, Paper street, 19 luglio 2017

LA RIVOLUZIONE DI EROSANTEROS
Tra Majakovskij e Šostakovič, debutta “1917” al Ravenna Festival
Giulio Sonno, “Paper street”, 19 luglio 2017
http://www.paperstreet.it/la-rivoluzioni-di-erosanteros/

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Sulla scena regna il rigore geometrico del Suprematismo: piccole caselle quadrate, a mo’ di podio, ciascuna col nome del poeta russo re-citato; sopra—un leggio, di fronte al quale Agata Tomšič, caschetto corvino stile Pulp Fiction, costume bianco e nero à la Lissitzkij (a cura di Laura Dondoli), e tono enfatico da Commedia dell’Arte (tanto cara a Mejerchol’d), rievoca i versi dei poeti rivoluzionari, perché – come testimonia l’esperto di teatro e letteratura russa Fausto Malcovati, che ha affiancato la compagnia –:

Anche le parole hanno fatto la rivoluzione.
Dure, forti, energiche, determinate, drastiche.

Al centro è la voce, una voce ardimentosa, sognante, veemente, come quella dei versi di Majakovskij, una voce tesa all’utopia di una società nuova, liberata dalla purulenza di «Sua altezza il Capitale», una voce che spera e spara, una voce che la poliedricità dell’attrice istriana strozza, gonfia, crepa, una voce che si dilata grottescamente nella rielaborazione elettronica dal vivo di Davide Sacco, che sbatte sconfitta, poi, sul muro delle illustrazioni animate di Gianluca Sacco che accompagnano la rievocazione dei fatti d’ottobre (l’ispirazione giunge dai fumetti di Dmitrij Bisti), e che infine, ogni volta, si smarrisce – quasi si svilisce, tacendo mortificata – tra le note del Quartetto n.8 in Do minore di Šostakovič eseguito in scena dal Quartetto Noûs (e smontato e distorto sempre da D. Sacco), quel quartetto che il compositore sovietico dopo anni di difficile convivenza con la Patria dedicherà «alle vittime dei fascismi e delle guerre» e quindi, chiaramente, anche del Soviet.

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Emblematico è il momento in cui le animazioni, inizialmente in bianco e nero, si tingono di rosso: rosso del sangue dello zar che si fa rosso dell’armata bolscevica. Un’onda travolgente che affogherà gli ideali nella contingenza del «fine giustifica i mezzi».

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Il cortocircuito innescato da ErosAntEros è eloquente: forse a volte anche oltre le loro intenzioni—ma tutt’oggi è difficile isolare la passione dal sangue. Certo, terrorizzati dalla minaccia dell’atomica, siamo precipitati nell’indolenza del pacifismo forzato, non riusciamo più a concepire o quanto meno a legittimare l’uso della violenza, e ci stiamo rammollendo in un consumismo sfrenato dagli esiti peggiori della morte; ciò nonostante, ce la sentiamo davvero di concedere al Comunismo la violenza che saggiamente condanniamo nel Fascismo?

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Concettualmente, esteticamente, formalmente ogni elemento di 1917 centra con raffinata intelligenza le contraddizioni della Rivoluzione del ’17.

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