Agata Tomsic per Voce del Popolo_IN2015

Intervista ad Agata Tomsic su “La Voce del Popolo” per il Premio “Istria Nobilissima” 2015

AGATA TOMSIC TRA MITOLOGIA E ATTUALITÀ
Intervista di Kristina Blecich su “La Voce del Popolo” del 24 agosto 2015 per il Premio “Istria Nobilissima” 2015 conferito ad Agata Tomsic nella sezione saggistica.
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S’intitola “Chi è? Da dove viene? Dove l’ho incontrata prima?” Studio della parabola mitologica di Ninfa attraverso secoli di sopravvivenze in filosofia, storia dell’arte e psicologia, l’opera della giovane drammaturga Agata Tomsic che ha ottenuto il primo premio nella categoria “Letteratura”, sezione “Saggi di argomento umanistico e scientifico”, all’ultima edizione del Concorso di arte e cultura “Istria Nobilissima”. La motivazione della giuria riporta che il lavoro dell’isolana è un “saggio scientifico di argomento umanistico, scritto in modo chiaro e brillante. La solidità dello scritto è garantita da un apparato critico notevole, che fa ampio ricorso a fonti letterarie e alla bibliografia esistente sul tema. Da elogiare l’approccio interdisciplinare, attento alle “sopravvivenze” della parabola mitologica di Ninfa nella filosofia, nelle arti, nella psicologia, nella letteratura e nel teatro. Il saggio è originale ed evidenzia la buona capacità di analisi, il fatto che sia a suo agio con un tema non facile da maneggiare, oggetto d’attenzione di varie interpretazioni e approcci metodologici, con i quali l’autrice dimostra di sapersi ben controllare”.

Per Agata Tomsic, che, assieme a Davide Sacco è fondatrice della compagnia di arti performative, “ErosAntEros”, questa non è la prima volta che partecipa al Concorso promosso dall’Unione Italiana e dall’Università Popolare di Trieste. Tre anni fa era stata infatti premiata per il lavoro teatrale Nympha, mane!, nella categoria “Testi teatrali” e, lo Studio della parabola mitologica di Ninfa, come ci spiega lei stessa, è “una forma seconda, complementare alle ricerche che con Davide Sacco abbiamo svolto durante i mesi di studio che hanno preceduto la creazione dello spettacolo Nympha, mane! di ErosAntEros’”.

Un saggio che abbraccia generi diversi

Agata, laureata in Discipline dello spettacolo dal vivo presso l’Università di Bologna, rivela che nel saggio non fa riferimento allo spettacolo che l’ha spinta a intraprendere tali ricerche, “per quanto sia vero che se non avessimo deciso di affrontare teatralmente il tema della Ninfa, lo scritto teorico, per quanto autonomo, probabilmente non sarebbe mai nato”.

Il saggio scientifico di argomento umanistico non si sofferma su un’unica materia bensì abbraccia la filosofia, l’arte, la psicologia, la letteratura e il teatro. Ha intrapreso dunque un approccio multidisciplinare. Per la stesura di questo lavoro ha svolto delle ricerche particolari?

“Lo spettacolo Nympha, mane! partiva da una domanda sulla figura della ninfa in relazione all’uomo e al suo rapporto con le immagini. Questa domanda ci ha portati ad affrontare fonti molto disparate, che in vario modo affrontavano e si facevano domande sulle sopravvivenze di Ninfa, dall’antichità a oggi. L’incontro più importante e che ha condizionato l’eterogeneità stessa della nostra ricerca, è stato quello con lo storico dell’arte Aby Warburg, che da Ninfa si è fatto affascinare agli albori del Novecento, continuando a ricercarla nei prodotti artistici e culturali per il resto della sua vita”.

I tanti aspetti di Ninfa

“Noi ci siamo lasciati ispirare allo stesso modo dalle diverse emersioni di Ninfa nella storia dell’arte, dell’uomo e della filosofia – continua Agata -, per ricrearne una nuova, nostra, sulla scena dello spettacolo a cui stavamo lavorando. E io, nel lavoro di studio e scrittura, che ha dato vita al saggio con cui ho partecipato al Concorso, mi sono permessa di approfondirne alcuni aspetti in più, con l’obbiettivo di dare loro vita all’interno di uno scritto scientifico che possa godere di un interesse quanto più ampio. Dopo anni di studio e ricerca, lavoro in sala, prove e ancora studio tra gli scaffali delle biblioteche, ho raccolto i materiali che ho trovato più affascinanti all’interno di un montaggio inedito, che, attraverso successivi ampliamenti e revisioni, ha raggiunto la forma attuale”.

Che difficoltà ha incontrato nello scrivere il testo?

“La cosa più difficile è stata proprio dare forma all’eterogeneità dei materiali che negli anni avevo accumulato. Sono riuscita a farlo raggruppandoli attorno a dei nuclei tematici che, come le figure di un atlante di immagini, lasciavano tracciare al mio occhio i nessi sottili che tra loro intercorrevano, portandomi a individuare le linee fondamentali attraverso cui questa figura mitologica si presentava e agiva sull’uomo; ovvero come forza naturale e manifestazione divina, oggetto d’amore e di desiderio, anima del mondo e psyché”.

Da dove trae ispirazione per la stesura di opere basate sulla mitologia?

“In realtà l’avvicinamento alla mitologia è stato abbastanza casuale. Nel nostro lavoro di creatori di mondi sulla scena, abbiamo incontrato Ninfa attraverso una mia improvvisazione in cui rispondevo con il mio corpo a una musica e alla parola ‘antica’. Queste hanno fatto nascere in me l’immagine di una bambola di porcellana, che successivamente mi ha fatto ricordare un romanzo di Jean Galli de Bibiena, che vedeva protagonista una silfide che prendeva le sembianze di una bambola per redimere un giovane abate. Da lì, il passo ad avventurarci nelle acque delle ninfe è stato breve, ma estremamente profondo. Esso ci ha aperto un mondo di ricerche legate non solo alla figura mitologica a cui ci stavamo avvicinando, ma a una riflessione più profonda sul potere delle immagini e dei simulacri per l’uomo, che ho fatto confluire anche in altri scritti teorici dopo il debutto dello spettacolo. Per i nostri lavori successivi non ci siamo basati su altre figure mitologiche, ma la mitologia, assieme alla filosofia, le arti visive, la musica, il cinema, ma anche la storia e i fatti di cronaca contemporanei, sono da sempre fonti di nutrimento per le nostre creazioni teatrali, poiché in quanto prodotti dell’uomo essi ci riguardano e riguardano chi a teatro viene a vedere i nostri spettacoli, per cui entrano inevitabilmente all’interno della nostra creazione artistica”.

Quest’anno ha partecipato per la seconda volta a “Istria Nobilissima” ed è stata pure premiata per la seconda volta. Si aspettava un premio?

“Sinceramente no, anche se lo speravo. Essendo già stata premiata per il testo teatrale che ha fatto da trampolino al saggio con cui ho partecipato quest’anno, ho sperato che anche questa seconda forma ricevesse la stessa attenzione. E sono stata molto felice quando durante la cerimonia di premiazione hanno fatto il mio nome nella sezione saggistica”.

Di che cosa si occupa al momento e quali sono i suoi piani per il futuro?

“In questo momento mi trovo in Danimarca per un’esperienza formativa assieme ai maestri dell’Odin Teatret. Io e Davide siamo tornati a trovare questo storico gruppo perché crediamo nella formazione permanente e qui al Nordisk Teaterlaboratorium di Holstebro c’è sempre moltissimo da imparare.

Prossimamente due nuovi spettacoli

“Nei prossimi mesi saremo concentrati sulla creazione di due nuovi spettacoli che debutteranno nell’arco del prossimo anno. Il primo, Come le lucciole, è un progetto iniziato alcuni anni fa, che porta in scena una domanda sul ruolo dell’arte e dell’artista nella società contemporanea, che proporremo al pubblico a dicembre, nell’ambito dei festeggiamenti di Ravenna Capitale Italiana della Cultura 2015.
Il secondo, invece indagherà il tema del neofascismo contemporaneo e verrà prodotto dal Teatro nazionale Emilia Romagna Teatro di Modena, durante la prossima stagione, e debutterà al Festival internazionale VIE a ottobre 2016. Continuerà anche la tournée del nostro ultimo spettacolo Sulla difficoltà di dire la verità (che lo scorso giugno abbiamo avuto la gioia di portare anche a Capodistria) e, nei momenti liberi, porterò avanti il mio percorso di studiosa, cercando possibilità di pubblicazione per i miei scritti e risorse per proseguire i miei studi sull’immagine, la tecnica del montaggio e la creazione contemporanea”.

Tra i vari impegni, ci saranno altre occasioni per presentarsi al pubblico istro-quarnerino?

“Al momento non lo sappiamo ma speriamo proprio di sì. La risposta del pubblico che abbiamo avuto quest’estate quando abbiamo presentato due dei nostri spettacoli a Isola e a Capodistria (in collaborazione con le rispettive Comunità degli Italiani e con l’Istituto Italiano di Cultura di Lubiana) è stata per noi molto bella e importante e non vogliamo che quest’esperienza si esaurisca così presto. Si tratta delle terre in cui sono cresciuta e condividere con esse il mio lavoro è per me una grande gioia. Sarebbe bello se oltre agli spettacoli, in futuro, riuscissimo a essere presenti sul territorio anche con dei progetti più articolati e di più lunga durata, magari di tipo formativo, o che prevedano la possibilità di portare in quelle zone anche altri artisti che stimiamo”.

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