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Intervista di Alessandro Fogli su Allarmi!, Corriere di Romagna, 28 ottobre 2016

Neofascismo e capitalismo, di male in peggio
Alessandro Fogli, “Corriere di Romagna”, 28 ottobre 2016

In scena questa sera lo spettacolo che aveva debuttato all’Arena del Sole di Bologna
“Allarmi!” di ErosAntEros scritto da Emanuele Aldrovandi: terrorismo e democrazia

RAVENNA. Dopo il debutto all’Arena del Sole di Bologna in ambito “Vie festival 2016”, va in scena questa sera alle ore 21 al teatro Rasi “Allarmi!”, spettacolo ideato da Davide Sacco e Agata Tomsic della compagnia ravennate ErosAntEros e scritto da Emanuele Aldrovandi, tra i più interessanti nuovi drammaturghi italiani. “Allarmi!” narra le vicende di un gruppo di terroristi che vuole sovvertire con la violenza il potere costituito: diffondono le proprie idee e cercano proseliti attraverso la rete, preparano fisicamente i corpi a fare la rivoluzione. Ce ne parlano nei dettagli Davide Sacco e Agata Tomsic. 

1) Qual’è stata la genesi dello spettacolo?

La riflessione sul ruolo dell’artista nella società contemporanea ci ha portato negli ultimi anni verso una politicizzazione dei nostri oggetti di ricerca e un’apertura delle nostre forme a una partecipazione più ampia e attiva. Quando a fine 2014 stavamo ideando il nostro nuovo spettacolo, una serie di fatti di cronaca ha fatto scattare in noi la scintilla: volevamo parlare di neofascismo, di questo spaventoso fenomeno che continua a interessare l’Europa, e che a causa della crisi economica e dell’immigrazione dai paesi colpiti da fame e da guerre, sta riscuotendo impennate populiste sempre più preoccupanti, sia a livello locale che internazionale.

A differenza dei nostri precedenti lavori, abbiamo deciso da subito di volerci confrontare con un autore vivente per costruire una narrazione forte e coinvolgente sulla quale innescare i dispositivi performativi che sono propri del nostro fare teatrale.

2) Come è nata la collaborazione con Aldrovandi? Perché proprio lui?

Abbiamo conosciuto Emanuele prima di tutto attraverso i suoi testi. Le qualità che più ci avevano attratto erano la sua capacità di riflettere su temi importanti anche all’interno di contesti apparentemente neutrali e la sua dissacrante ironia, che non ha paura di mettere in discussione i valori su cui si fonda la nostra società attraverso l’incalzante conflitto che si crea tra i suoi spietati e cinici personaggi.

È stata una collaborazione estremamente interessante, anche perché veniamo da percorsi molto differenti: Emanuele è uno dei più giovani esponenti della “nuova drammaturgia” italiana, mentre noi veniamo da quel “teatro di ricerca” che da decenni porta avanti la sperimentazione formale più radicale. Crediamo che questa sinergia abbia arricchito il lavoro e il percorso di entrambi e si tratta di una direzione che vogliamo continuare a indagare anche in futuro.

3) Fin dal titolo è chiaro che si vuole lanciare un messaggio forte, quali sono le istanze fondamentali sottese ad “Allarmi!”?

Il titolo Allarmi! ha un doppio significato: esso è prima di tutto un segnale d’allarme rispetto alla crescita delle destre estreme in Europa; ma allo stesso tempo, è anche una trasfigurazione di “All’armi!”, alle armi, il titolo di un famoso inno fascista.

Lo spettacolo, però, non parla soltanto di questo… Oltre al neofascismo, esso prende di mira anche il sistema democratico post-capitalista in cui noi tutti viviamo, portandoli a uno scontro dialettico in cui alla fine non si sa quale dei due sia peggio salvare. Si tratta di una provocazione forte, sì, ma speriamo utile per far riflettere lo spettatore, a costo di farlo uscire dallo spettacolo spaesato dalla moltitudine di domande che si porterà a casa.

4) Nello spettacolo c’è un momento di feroce invettiva nei confronti del teatro contemporaneo, qual è la vostra posizione sulla questione?

Nello spettacolo ci sono diversi momenti di forte invettiva anche nei confronti degli immigrati, degli omosessuali e degli islamici, ma ovviamente le parole dei personaggi che portiamo in scena in Allarmi! non hanno molto in comune con la nostra posizione personale, se non il fatto che attraverso di esse cerchiamo di stimolare gli spettatori a ragionare sulle questioni che tocchiamo nello spettacolo.

L’invettiva nei confronti dell’arte di cui parli è una provocazione di cui si fa portavoce Capelli Bianchi, ovvero il presidente dell’Unione Europea, simbolo di quel potere finanziario che, citando il testo dello spettacolo, “si nutre di tutto anche di chi la combatte”, e quindi anche dell’arte che ad esso si oppone, “e lo trasforma in business”. A differenza di quanto si potrebbe dedurre dalla posizione di questo mostro che nella scena finale si oppone a Vittoria, la leader del gruppo di neofascisti che ha preparato l’attentato, noi crediamo che l’arte e il teatro in particolare possano e debbano ancora essere i luoghi in cui si riflette sulla società per modificarla. Se non la pensassimo in questo modo non porteremmo in scena un lavoro come Allarmi! e molto probabilmente non ci ostineremmo neppure a continuare a fare questo lavoro.

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