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Intervista di Emanuele Palli su Sulla difficoltà di dire la verità, La Voce di Romagna, 12 novembre 2014

Rivive a Ravenna in tutta la sua fanatica bellezza ed esaltante intensità il testo dell’ispirato Bertolt Brecht sulla difficoltà di dire la verità
Emanuele Palli, La Voce di Romagna, 12 novembre 2014

Cinque difficoltà per chi scrive la verità: il saggio politico-letterario di Bertolt Brecht scritto nel 1934 adotta strategie e stilemi quasi militareschi nell’evocare e istigare la difesa e la diffusione di una verità che sventoli evidente come uno stendardo per unire i popoli oltre le barriere dell’oppressione. Sappiamo che di verità se ne sono affacciate davvero poche nel corso della storia umana: è già tanto se qualche volta nella nostra vita intima e privata il balenare fugace di una certezza interiore scaturisce e si affaccia per un attimo nel movimentato scenario della coscienza. Che possano esistere affidabili verità collettive è alquanto discutibile in quanto sono state molto più frequenti nella storia le follie collettive: i sogni pericolosi e virulenti di messia di genere politico o religioso spesso annebbiano le epoche anziché illuminarle. È su questo potente testo brechtiano che è stata abilmente costruita da Agata Tomsic (nella foto di Rina Skeel) e da Davide Sacco di ErosAntEros una performance che andrà in scena domani alle ore 21 all’Almagià nell’ambito di ravenna viso-in-aria: un affondo sonoro e visionario unisce in Sulla difficoltà di dire la verità. Lettura-concerto da Bertolt Brecht la vocalità graffiante della brillante attrice e il live electronics del compagno per far rivivere e vibrare nella sua fanatica bellezza ed esaltante intensità il testo dell’ispirato drammaturgo tedesco. Mi rivolgo incuriosito alla giovane attrice di Capodistria.

Qual’è la verità a cui tende lo spettacolo? È quella di Brecht o una versione aggiornata? Una verità interiore o pubblica e politica?
“Abbiamo riscoperto con piacere l’estate scorsa questo testo, scritto da un Brecht in esilio dalla Germania nazista, su come divulgare la verità impiegando strategie e metodi quasi militari nel divulgarla tra le classi più deboli. Noi siamo in sintonia con le idee politiche di Brecht e il suo messaggio, più che indicare una verità assoluta, vuole esortare la gente a non accontentarsi di visioni imposte dall’alto, ma ad andare oltre e scavare nelle strutture profonde della realtà. Anche se i nostri tempi sono profondamente diversi dagli anni in cui Brecht scriveva, si tratta comunque di un testo ancora maledettamente attuale”.

Per la coreografia mi pare che ti sia ispirata a una serie di esercizi ginnici un po’ demodé? Simboleggiano forse la progressione fisica verso la verità?
“Si tratta di esercizi tratti dalla biomeccanica di Meyerchol’d, un regista russo fucilato nel 1940 in quanto giudicato non conforme ai dettami del realismo socialista: era un uomo che navigava nel magma di un incerto clima politico e ha tra le altre cose ideato una serie di esercizi e pose per il teatro, con movimenti non decorativi, bensì ispirati alla vita reale e lavorativa. Vi sono comprese anche azioni violente e marziali come il tirare con l’arco o il pugnalare che rientreranno in alcune parti della performance”.

L’interazione tra la tua lettura e la musica elettronica di Davide Sacco è il cuore pulsante dello spettacolo?
“Sì, due spinte parallele ci animavano nel riprendere quest’opera di Brecht; da una parte c’era la volontà di diffondere un testo importante che in Italia non è più in stampa dagli anni ’70, mentre dal punto di vista strettamente artistico volevamo approfondire le possibilità di interazione tra il live electronics di Davide con le mie emissioni vocali nel leggere e pronunciare questo martellante saggio.

Cartoline da Holstebro, nella seconda parte della serata, rievocheranno la vostra esperienza recente all’Odin Teatret in Danimarca: come racconterete questa avventura?
“Vogliamo condividere questa nostra preziosa esperienza con il pubblico ravennate tramite quella che chiamiamo installazione conviviale per dare un piccolo assaggio di un’incredibile avventura umana e formativa presso il Nordisk Teaterlaboratorium di Holstebro attraverso foto non professionali ma estemporanee e emozionali, scattate da me e Davide nel corso di questa trasferta da cui siamo usciti arricchiti di consigli e materiali nuovi. È davvero sorprendente l’attenzione e la cura che tutti quelli dell’Odin Teatret hanno manifestato nei nostri confronti, a partire dallo stesso fondatore e direttore Eugenio Barba.

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