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Intervista di Iacopo Gardelli a ErosAntEros . Ravenna & Dintorni . 13 dicembre 2018

IL ’68 CINQUANT’ANNI DOPO: IL CONFRONTO TRA LOTTE NELLO SPETTACOLO VOGLIAMO TUTTO! DI EROSANTEROS
Iacopo Gardelli, “Ravenna & Dintorni”, 13 dicembre 2018

La compagnia ravennate ha debuttato con la nuova produzione a Torino e a Ravenna arriverà a maggio per “Polis”
Intanto, sabato 15 dicembre, sarà ospite della rassegna Moog per raccontare qualche anticipazione

Da due settimane Agata Tomsic e Davide Sacco, in arte ErosAntEros, sono in Salento per una residenza artistica. Torneranno in tempo per un incontro gratuito al Moog, nell’ambito della rassegna curata da Ivano Mazzani, sabato 15 dicembre alle 18 al Moog di vicolo Padena a Ravenna, quando parleranno di Vogliamo tutto!, il loro nuovo spettacolo teatrale dedicato alle contestazioni del ’68. Partiamo da qui.

Com’è andato il debutto a Torino?

Davide: «Abbiamo debuttato all’inizio di novembre. Lo spettacolo prende il nome da uno degli slogan delle contestazioni, diventato anche il titolo di un romanzo di Nanni Balestrini. Ci era stato chiesto uno spettacolo sul ’68 e volevamo evitare ogni operazione commemorativa. Per questo abbiamo messo in relazione quel movimento con le lotte e i movimenti di oggi».
Agata: «Siamo stati molto contenti di produrre questo spettacolo a Torino, una delle città più importanti della lotta operaia. Abbiamo potuto intervistare alcuni protagonisti del movimento».

Queste interviste fanno parte del testo?

Agata: «Esatto. Nel testo abbiamo dato voce alle parole degli attivisti attraverso dialoghi, libri, documenti. Il montaggio video che accompagna lo spettacolo intreccia invece immagini d’archivio e immagini d’oggi. Per questo abbiamo incontrato molti ragazzi tra i 20 e i 30 anni, che ci hanno raccontato delle loro lotte e dei loro punti di riferimento».

Quali sono i punti di riferimento dei manifestanti di oggi?

Agata: «Questa generazione si è formata soprattutto sull’onda politica nata in seguito alla Riforma Gelmini e attraverso il movimento No Tav».

Quali sono le differenze fondamentali fra oggi e ieri?

Davide: «Quando abbiamo parlato con i Sessantottini, in molti, a prescindere dalla loro formazione politica (Lotta Continua, Potere Operaio, Comunione Liberazione), hanno evidenziato la questione dell’essere in tanti. Le nostre generazioni hanno vissuto invece la situazione contraria: essere in pochi e mediati».

Come si traduce questo sentimento nello spettacolo?

Davide: «In scena Agata è sola. Parla di temi collettivi ma lo fa attraverso lo schermo di uno smartphone. Non guarda quasi mai gli spettatori. Soli e mediati. Ma ci sono anche parti dedicate al tema della liberazione sessuale, all’università. Temi forse lontani, ma non così tanto: abbiamo un ministro della famiglia che vuole cancellare l’aborto e il divorzio».

Validi rappresentanti del nostro migliore medioevo. Vedremo questo lavoro anche da noi?

Davide: «Dopo qualche replica lo riproporremo a Ravenna a maggio, per il festival Polis».

La seconda edizione del vostro festival. Qualche altra anticipazione?

Agata: «Abbiamo da poco chiuso il programma. Per adesso possiamo annunciare, oltre a Vogliamo tutto!, anche Ascanio Celestini, col suo nuovo spettacolo e Walter Malosti, con un lavoro dedicato alla voce alla musica. Il formato sarà lo stesso dell’anno scorso, con una giornata conclusiva di discussioni con gli spettatori».
Davide: «Porteremo a Ravenna Guido Viale, uno dei protagonisti del ’68, con cui abbiamo collaborato. Ma non vogliamo dire altro, aspettiamo la presentazione ufficiale».

In Salento come sta andando? Siete davvero in un castello? Come le principesse?

Davide: «In realtà occupiamo una stanza di un ex palazzo baronale di Castrignano de’ Greci! E fa anche un po’ freddino».

Cosa state combinando?

Davide: «Si tratta di un nuovo progetto, “Confini”, che ci terrà impegnati per i prossimi due anni. Stiamo cercando partner che ci offrano residenze dove lavorare. Luoghi diversi, dove intervistare persone del luogo, entrare in contatto col territorio e i suoi attori. L’idea è quella di costruire una squadra di lavoro per debuttare nell’estate 2020, con uno spettacolo che tenga assieme l’intera esperienza».
Agata: «Qui abbiamo raggiunto Pietro Valenti, l’ex direttore di Ert, che sta costruendo una nuova realtà teatrale in Salento. Stiamo raccogliendo le storie dei migranti ma anche degli italiani che, nel passato, sono emigrati in altri paesi per cercare lavoro. Siamo partiti dai testi di Alessandro Leogrande e dall’Eneide: Enea era un profugo, un vinto, e il suo primo sbarco è stato qui in Salento».

Avete già trovato collaboratori?

Davide: «Sì: il Theatre National du Luxembourg, dove a gennaio andremo in residenza per tre settimane. Poi abbiamo vinto un bando del Teatro Nazionale della Toscana, dove andremo quest’estate e collaboreremo con Silvia Pasello».