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Intervista a ErosAntEros su “Nucleo Art-zine” per TdV9

SPECIALE TEATRI DI VETRO 9 | INTERVISTA AD EROSANTEROS
di Ludovica Avertani, 28/10/2015
http://nucleoartzine.com/speciale-tdv9-intervista-ad-erosanteros/

In occasione del festival Teatri di Vetro 2015 – TdV9 – che si svolgerà a Roma dall’1 al 15 novembre 2015 occupando spazi quali il Macro di testaccio, l’Opificio Romaeuropa, Carrozzerie N.O.T., il teatro Vascello, la redazione di Nucleo Artzine ha intervistato gli artisti ospiti di questa nuova edizione della rassegna di musica/danza/teatro che è alla sua nona edizione. Il titolo scelto dallo staff di TdV9 è “La comunità che viene”, che pone l’accento sul bisogno concreto di creare una comunità artistica a cui potersi rivolgere, che possa costruire continuamente spazi di creazione, ridefinendo il proprio terreno di lavoro e la propria pratica.

ErosAntEros, percorso di ricerca artistica nato dall’incontro fra Davide Sacco e Agata Tomsic, è una realtà che esiste dal 2009, capace di far confluire nella forma del teatro una moltitudine di linguaggi espressivi eterogenei. Lo spettacolo presentato a questa edizione di Teatri di Vetro, Sulla difficoltà di dire la verità, nasce durante una residenza presso il Nordisk Teaterlaboratorium di Holstebro (DK), sito dello storico Odin Teatret.

1. Da dove nasce il lavoro che verrà proposto a Teatri di Vetro 9 e qual è stato il suo processo di creazione?

Sulla difficoltà di dire la verità nasce dalla necessità di dare nuova vita a un saggio di Bertolt Brecht del 1934, che abbiamo riscoperto nel 2013 mentre stavamo lavorando al progetto Come le lucciole, e da cui siamo subito stati catturati. Si tratta di un testo scritto dopo l’avvento di Hitler al potere e che in Italia non viene pubblicato dagli anni ’70, ma che noi troviamo ancora maledettamente attuale e utile per interpretare il nostro presente. La volontà di non lasciarlo cadere nel dimenticatoio è una delle principali spinte che ci ha portati a creare questo spettacolo. L’altra spinta, che ha lavorato parallelamente alla prima sin dalle prime prove, è stata il desiderio di sperimentare le nostre possibilità sonore-vocali, nell’interazione dal vivo della performance vocale di Agata Tomsic (in scena) e del live electronics di Davide Sacco (alla consolle in regia). Il risultato è una forma estremamente precisa, ma tecnicamente semplice, capace di essere replicata quasi ovunque, anche al di fuori dei circuiti teatrali convenzionali. Con essa abbiamo viaggiato in treno e in aereo, per portarla a termine tra le mura dell’Odin Teatret in Danimarca; con essa siamo stati all’aperto, in Slovenia, all’interno del Festival estivo del litorale, dove il pubblico è restato con noi fino all’ultima parola nonostante l’improvvisa pioggia che ha fatto da scenografia alla scena finale.

2. Qual è il rapporto dello spettacolo con i lavori passati? Il lavoro prevede sviluppi futuri?

Nel 2012 abbiamo intrapreso un progetto sul rapporto tra artista e società dal titolo Come le lucciole, durante le prove del quale abbiamo attraversato testi di vari autori che con la propria vita e arte avevano risposto alla domanda che stavamo indagando. Presto a loro si è aggiunto anche Bertolt Brecht, anche se senza trovare una collocazione vera e propria all’interno della forma spettacolare che stavamo costruendo. Ma le sue poesie e i suoi scritti non ci avevano lasciati indifferenti, tanto che abbiamo scelto di portarli in scena attraverso una nuova forma, una lettura-concerto concentrata completamente sul piano sonoro-vocale della performance, molto semplice sia dal punto di vista scenico che drammaturgico.

Si tratta per noi di una nuova sfida, attraverso la quale abbiamo voluto, ancora una volta, mettere alla prova la nostra poetica, da sempre caratterizzata dalla ricerca di nuove forme con cui confrontarsi. È parte di un processo di apertura e avvicinamento al pubblico iniziato già con lo spettacolo precedente (in cui per la prima volta eseguivamo un testo dal vivo) e di svelamento della nostra presenza (scenica e politica) agli spettatori.

Si tratta di uno spettacolo che opera nella nostra pratica e poetica uno scarto fondamentale: ci pone di fronte a un nuovo modo di concepire il nostro ruolo all’interno della società, trasforma il gesto artistico in atto politico, rivolgendoci interamente verso l’altro. Più che uno spettacolo si tratta di una lotta per divulgare un testo in cui crediamo, seguendo la convinzione che il libro è un arma (Brecht) e che l’arte deve avere la forza di proiettarsi contro l’osservatore come un proiettile (Benjamin).

In futuro, abbiamo intenzione di continuare questo movimento di avvicinamento al pubblico e alla cittadinanza attraverso una serie di laboratori, che riflettano sul concetto di R-esistenza (storica/politica/culturale), intesa in senso più ampio possibile, aperti a tutti coloro che, come noi, abbiano voglia di mettersi in gioco senza nascondere la propria faccia e far sentire la propria voce, cantando assieme a noi; senza limiti di età, provenienza, genere o religione. Il primo di questi appuntamenti si terrà a Bologna il prossimo anno, tra febbraio e marzo 2016, e anche se per il momento il progetto è ancora in fase di ideazione, speriamo già di poterlo portare in quante più piazze possibile, per dare, per una volta, ai cittadini dei luoghi che ci ospiteranno, la possibilità di mettersi in azione.

3. “ErosAntErosè un percorso di ricerca artistica, che si appropria della forma teatro per mettere in gioco una moltitudine di linguaggi espressivi, manipolando fonti di varia natura, come la storia, la filosofia, la politica, le arti, le scienze e l’attualità.” Questo si legge in calce sulla biografia della vostra ricerca artistica. L’incontro con Brecht, la fascinazione che si prova leggendo Cinque difficoltà per chi scrive la verità per la sua attualità, ha rispecchiato fin dal primo istante con la poetica del vostro lavoro?

Manipolare significa per noi prendere in prestito per assumere su di sé fonti di varia natura e farle proprie tradendole, usandole per ri-leggere il nostro presente in nuova luce. In questo senso possiamo dire di aver manipolato anche il testo di Brecht: lo abbiamo com-preso sulla nostra pelle, adattando il suo messaggio al nostro oggi, perché crediamo che possa essere utile per il nostro futuro.

4. La campagna di promozione tramite social network di Teatri di Vetro 9 si è basata ironicamente sull’assenza all’interno del Festival di personaggi come star o intellettuali/artisti, magari già morti. È questo un evidente riferimento al passato e all’oggi. Come si rapporta invece la vostra presenza al Festival rispetto al suo titolo – «la comunità che viene» –, che ci sbilancia fortemente verso il futuro? Verso che tipo di possibile o impossibile – seguendo l’hashtag #lacomunitàchenonviene– comunità ci stiamo proiettando?

Saremmo curiosi di sapere come risponderebbe a questa domanda la direzione artistica del festival! Per quel che ci riguarda, facciamo parte di una “comunità che viene”, che lotta ogni giorno per resistere e venire anche domani, ma a differenza di molti nostri coetanei, che spesso volutamente dimenticano la comunità che gli ha preceduti, noi due amiamo profondamente affacciarci anche indietro, ai maestri viventi e del passato, perché crediamo che senza uno sguardo rivolto contemporaneamente anche al passato non si possa vivere pienamente nel presente e costruire un nuovo futuro. Pensiamo che lo spettacolo che porteremo al festival sia esemplare rispetto a questo nostro sentire.

L’impossibile con cui oggi ci pare ci stiamo tutti confrontando è in realtà l’impossibilità di costruire comunità, a causa delle logiche economiche che hanno infettato tutti i rapporti del nostro tempo e che privilegiando l’individuo alla collettività, rendono la costruzione di comunità, la condivisione di ciò che è comune (la vera condivisione, quella che non esiste se non si condivide il pane), sempre più difficile. E forse, il progetto di laboratori a cui accennavamo sopra, è un tentativo di dare una risposta a questo stesso sentire…

Dove? Carrozzerie N.O.T., via Panfilo Castaldi 28/A.

Quando? Sabato 7 novembre 2015, h. 22:00.

Perché? Perché è giusto essere testimoni di un evento che trasforma il gesto artistico in atto politico, per assistere alla trasformazione dei ruoli di performer e spettatore, pronti ad incontrarsi a metà strada e in grado di costruire una comunità che sia presente nell’azione, in pieno spirito con la rassegna TdV9.