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Lorenzo Donati su asprakounelia (Treno Fantasma), Ravenna & Dintorni, 11 novembre 2010

PRESLEY E DISNEY DENTRO AL TRENO FANTASMA DI EROSANTEROS
Lorenzo Donati, Ravenna & Dintorni, 11 novembre 2010

Un antro scuro viene dischiuso. Ci accompagna una ragazza vestita di bianco, che più avanti chiameremo Alice. Prendiamo posto in una stretta tribunetta, dentro è completamente buio, così è necessario ascoltare, sensi all’erta e occhi sbarrati. Siamo all’interno di asprakounelia (Treno Fantasma) dei ravennati ErosAntEros, una cabina che alberga un tifone di rumori, mugugni preverbali, grida.
Presley e Haley sono due bambini che si rivelano a noi in forma di pura voce mentre succhiano pasticche di una indefinita “medicina” o dialogano di sogni inquinati, al cui risveglio l’uno promette all’altra che non sarà più costretta a uscire per fare la spesa. Qualcosa interrompe la loro pastosa quiete, quando quel “fuori” irrompe nella loro camera chiusa. È Cosmo Disney, un fenomeno da baraccone che si guadagna da vivere mangiando scarafaggi, in visita ai fratelli in attesa del ritorno del suo collega, che si chiama Killer. Noi osserviamo il buio, interrotto da luci intermittenti che svelano frammenti di corpi, epifanie luminose delle azioni che procedono in audio (Haley accucciata mentre il fratello in piedi le dà la medicina, intimando: «Succhia!»).
Sembra di stare dentro a un radiodramma, con gli attori dietro a microfoni invisibili, ma non c’è nessuna finzione da svelare, anche dietro al meccanismo resta solo un fitto buio. Siamo forse dentro alla mente dei personaggi: udiamo rumori sordi, come di frammenti di legno che ritmicamente cadono al suolo. Cosmo si fa strafottente, interroga Presley: il ragazzo ha 28 anni, i suoi genitori sono morti, non ha mai toccato una donna. A tratti la mente dei personaggi “si vede”, e di fronte a noi appaiono corpi neri, di cui solo mani piedi e bocche possono tralucere dal buio. Una canzonetta si ripete ossessivamente, e le figure eseguono brevi balletti di gesti; Cosmo racconta della «dose quotidiana di disgusto» che tutti ricerchiamo, e la sua sagoma sembra ingurgitare un qualche insetto. Non c’è salvezza, nessun “lieto fine”.
Killer Disney è un testo teatrale scritto nel 1991 dall’inglese Philip Ridley, conosciuto per le sue prove cinematografiche (Riflessi sulla pelle, 1990) e narrative (almeno la raccolta Fenicotteri in orbita, edita da Salani). La sua è un’infanzia che non può liberarsi da torbidi pesi, da un crescita che non finisce mai, come per Presley e Haley: la voce di Davide Sacco, insieme ad Agata Tomsic fondatore di ErosAntEros, racconta di un sogno in cui tutti inseguono Presley, lo credono il “Killer Disney”, un criminale che uccide bambini coprendoli con maschere dei cartoni animati. Compare una figura con la testa di coniglio, torna anche la ragazza che ci accompagnava e ora nel buio ci applaude. Presley sta sognando il personaggio dei suoi incubi? Cosmo è davvero un Killer? Siamo noi a sognare, a volere vedere il macabro, l’orrore, come dice Cosmo? Ridley lascia tante strade aperte, il gruppo di Ravenna ne rende più nitide alcune, forzando i limiti di una plurale ambiguità. Vedremo questa sorprendente opera prima a fine marzo, nella stagione del Nobodaddy.