Sulla difficoltà di dire la verità - Enea Tomei

Ludovica Avetrani su Sulla difficoltà di dire la verità, Nucleo Art-zine, 12 novembre 2015

Speciale TdV 9 – ErosAntEros, Sulla difficoltà di dire la verità
Ludovica Avetrani, Nucleo Art-zine, 12 novembre 2015
http://nucleoartzine.com/speciale-tdv-9-erosanteros-sulla-difficolta-di-dire-la-verita/

Una scena fredda, che lo spazio minimale di Carrozzerie N.O.T. riesce a definire in maniera limpida. Un microfono con un leggio, un libro semi aperto appoggiato sul pavimento, una piccola borraccia nera. Pochi elementi servono a fare da cornice ad un lavoro che ha come tema la verità sociale, un lavoro che il duo ErosAntEros affronta letteralmente prendendo a pugni nello stomaco l’ascoltatore, mettendolo di fronte al crudo e nudo bisogno di verità e sulla sua difficoltà di intraprenderla come scelta.

Agata Tomsic entra in scena lentamente, il suo passo è pesante ma non produce rumore, la sequenza dei movimenti è precisa e la guida al microfono: ogni azione svolta per tutta la durata del pezzo sarà chirurgica, nessuna sbavatura è contemplata nella partitura. Il respiro è controllato e quando inizia a parlare la stessa precisione applicata al movimento è dedicata anche all’uso della voce: come una nenia, segue una sorta di notazione che la rende musicale, le parole amplificate scivolano dal microfono e invadono la sala attenta. Sono parole complesse, poetiche: è Bertold Brecht. Sono parole forse antiquate, ma sono quelle giuste per affrontare un tema scomodo come quello della verità. La posizione che ben presto prende la Tomsic è quella di un oratore ad un comizio: l’atteggiamento, l’impostazione fisica, il tipo di voce la rendono fraintendibile ed assimilabile a figure deleterie del nostro passato storico. Ma se i mezzi usati sono simili – forse perché quelli più duri sono i più seguiti – l’intenzione è totalmente differente: il messaggio che passa è di carattere combattivo, ma l’unico nemico additato è il potente che si avvale della menzogna per controllare il debole.

Il clima della performance è creato dal live di Davide Sacco, che non si distacca mai neanche per un secondo dalla corporeità della Tomsic. L’effetto è un commento sonoro continuo, un accompagnamento che scandisce la musicalità del brano, un’inquietante cornice capace di produrre mostri e incubi. La scelta di luci essenziali riesce a trasformare il volto della performer, che per lunghi istanti si deforma in un sorriso maligno, accompagnato da un suono elettronico associabile ai temi horror e da un cambio di registro vocale stridulo. La struttura del lavoro si ripete in segmenti precisi, che sono annunciati dalla proiezione del titolo sulla parete dello spazio. Se l’interpretazione rimane volutamente distaccata, alcuni accorgimenti riescono a renderci la questione affrontata terribilmente umana: quel microfono stretto al petto, come a volerlo proteggere perché unico mezzo per gridare la verità; una violenza fisica subita; un libro riverso sul pavimento, come memoria di continua ispirazione.

Il lavoro è ben fatto e curato e fa percepire la dedizione della coppia Tomsic-Sacco. ErosAntEros ci mostra senza filtri la pericolosità della menzogna e ci ricorda che trovare con coraggio una fiamma di verità, saperla guidare, difenderla con tutte le forze possibili è sì un lavoro eroico, ma possibile e in potenza in ciascuno.

ErosAntEros ha rilasciato un’intervista per Nucleo Artzine in previsione di TdV9.