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Michele Montanari su VOGLIAMO TUTTO!, Gli Stati Generali, 19 novembre 2018

VOGLIAMO TUTTO! IL ’68 DI EROSANTEROS
Michele Montanari, “Gli Stati Generali”, 19 novembre 2018
https://www.glistatigenerali.com/teatro/vogliamo-tutto-il-68-di-erosanteros

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Col titolo più famoso di Nanni Balestrini e il suo imperativo esortativo “Vogliamo tutto!”, questo lavoro è un flusso continuo di parole e immagini di una forza lacerante, dove presente e passato collidono e aderiscono attraversando il corpo di una sola figura in scena. Composito in senso multimediale, il lavoro è tracciato da monologhi e interviste (di repertorio e rivolte ad attivisti di oggi) incarnati da una voce femminile capace di farsi “tanti, tutti” attraverso minimi dettagli espressivi e una modulazione vocale messa a dura prova dai diversi cambi di registro; la giovane si rivolge alla microcamera di uno smartphone che la ribalta in streaming su un grande schermo alle spalle. Il ritardo dell’immagine trasmessa destruttura il discorso come vorrebbe la poetica avanguardistica di Nanni Balestrini, lo sdrammatizza e lo enfatizza allo stesso tempo. Uno smartphone fissato a un cavalletto diventa il tramite verso il pubblico a cui l’attrice si concede quasi sempre di profilo, in una penombra di solitaria esaltazione. Questa solitudine amplificata sullo schermo, sommersa da cori, da voci isolate amalgamate a musica, alternata a decine di immagini collettive, è il marchio poetico che nei lavori di ErosAntEros supera la pretesa di una linea narrativa. Si vogliono mostrare, evocare e confrontare i principali elementi strutturali del ’68 con quelli verosimilmente paragonabili del nostro tempo. Grida e vociare continui in una moltitudine di frammenti video che ritraggono studenti, operai, intellettuali nelle varie piazze d’Italia, nelle manifestazioni di cinquant’anni fa come in quelle più recenti, fino alla questione TAV dei giorni nostri. Una narrazione sincopata per voce e filmati che accostando passato e presente riesce a inviarci l’idea di una lotta sociale che continua, nel tempo fermo della storia, tra il potere che in varie forme reprime e una moltitudine che con disarmata convinzione vi si oppone. Ma questa moltitudine oggi è relativa, frammentata e incerta, indebolita da decenni di cosiddetto “riflusso nel privato” (formula nata per indicare il disimpegno politico e sociale alla fine degli anni ’70), dal progressivo sbiadimento delle ideologie e della cultura politica a favore di una ricerca di stabilità individuale. La voce della collettività diventa il primo elemento sonoro dello spettacolo di ErosAntEros in contrasto con le voci dell’individuo-attrice che affronta il pubblico sola, trasmessa da uno smartphone.

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La presenza di Guido Viale invitato a intervenire dopo lo spettacolo, ha dato vita a un corto circuito della memoria: un uomo del ’68 integrato nei conflitti del periodo fino ad essere arrestato, racconta con voce quieta e sognante la sua lotta che perdura nella contemporaneità, attraverso libri, interventi pubblici e ricerche, nel palpito di emozioni  e ricordi che si ricreano ad ogni incontro con la gente, col sorriso affabile di chi ha accettato l’inutilità della storia e pure va avanti. Sospensione temporanea delle ansie da oscurantismo attuale, fine del dibattito, applausi. Tanti commossi applausi.