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Plaza de Mayo su Sulla difficoltà di dire la verità, 26 luglio 2017

BERTOLT BRECHT, EROSANTEROS E LA DIFFICOLTÀ DI DIRE LA VERITÀ
“Plaza de Mayo”, 26 luglio 2017
https://plazademayo.wordpress.com/2017/07/26/bertolt-brecht-erosanteros-e-la-difficolta-di-dire-la-verita/

Bertolt Brecht è un artista che apprezziamo nella totalità della sua opera, dal teatro alla poesia, dalla saggistica a qualunque espressione artistica abbia adottato per promuovere la teoria e prassi comunista: egli ha creduto nel ruolo militante dell’artista, che, tramite la propria arte è strumento per trasmettere un modo “altro” di pensare, è muro solido che si erge per resistere al mondo capitalista, è motore che avvia la trasformazione del mondo.

Brecht, instancabile nel denunciare e rappresentare la realtà per quella che è, senza abbellimenti, ma anzi, restituendo al pubblico una cruda descrizione degli avvenimenti, vuole provocare uno stordimento, sbalordimento, straniamento necessari a non immedesimarsi nelle vicende rappresentante ma a prenderne le distanze e reagire diventando protagonisti della propria esistenza.

ErosAntEros è un duo teatrale di Ravenna che porta in scena un saggio di Brecht tra i più interessanti e incisivi: Cinque difficoltà per chi scrive la verità che essi rappresentano con il titolo Sulla difficoltà di dire la verità.

Li siamo andati a vedere il 22 luglio 2017 a Gattatico (RE), nell’aia della casa dei fratelli Cervi, oggi sede dell’Istituto e Museo Cervi, al 16° festival della Resistenza.

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Agata Tomsic sale sul palco dove l’attende il leggio e il microfono. Luci puntate su di lei. Sale e si muove lentamente, quasi in modo meccanico, raggiunge il microfono e inizia a parlare, a memoria recita il prologo del saggio.

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Alle prime battute, forse per il timore che il testo di Brecht venga svalutato, svilito, perso nella voce cantilenante che non sappia rendergli il giusto tributo, rimaniamo rigidi sulle seggioline in ascolto attento, quasi volessimo essere pronti a interrompere la rappresentazione in caso di stonatura alle nostre orecchie.

Ma poi, sempre più attenti, ci rilassiamo, il testo che amiamo si presenta davanti a noi in forma di schiaffi, pugni, urla utili a scuotere la nostra confortante quotidianità e ci grida parole attuali, parole che chi vuole dire la verità, anche ai giorni nostri, deve utilizzare, senza alcun indugio.

La Tomsic rende il testo di Brecht più potente di quello che è ad una prima lettura: rende ancora più evidente, rispettando l’originale, l’ironia e l’astuzia dell’autore, enfatizza certe parole, sottolinea, ridendo, che l’arte se è fine a se stessa non vale nulla e che gli artisti che parlano di una sedia, stanno parlando di una sedia suvvia, non è così importante! Non lasciamo spazio ad ambiguità, diciamo le cose come stanno e ricordiamo che se non si sta da una parte, si sta, inevitabilmente dall’altra. L’attrice sa come trasmettere al pubblico numeroso le parole di Brecht: lo sguardo ti cattura e sembra ti inchiodi al muro per essere sicuro che tu stia ascoltando, la voce sempre decisa, squillante, ora quasi isterica per smascherare l’ovvietà delle menzogne del mondo capitalista e per sottolineare l’importanza delle scelte degli artisti e di chiunque voglia dire la verità.

Bene, brava Agata Tomsic, che non avevamo mai visto dal vivo. Artista stimata e con lei, Davide Sacco che ha creato le musiche che accompagnano la recitazione. Le composizioni sono saette, suoni sferzati con violenza a corredo del testo; urlano e danno il ritmo alle parole che non sono le temute cantilene, ma soggetti vivi, vibranti nell’aria che si carica di tensione: impossibile distrarsi, impossibile non rimanere concentrati per assaporare il significato del tutto. Le note paiono sassate, e hanno tutta l’intenzione di colpirci, lo fanno: “ehi, basta dormire, lo senti questo? Le vedi le guerre? Lo vedi il fascismo? Se però critichi il fascismo e non il capitalismo non serve a niente!” E così via, raffiche di ghiaccio sul volto.

E poi, una poesia di Brecht, inserita dal duo nella rappresentazione, Lode dell’imparare, letto dalla Tomsic come fosse un brano rap, seguendo il ritmo creato da Sacco. Nella recitazione quelle brevi frasi che Brecht ha scritto come esortazione definitiva, come azione principale da fare da parte degli sfruttati, diventano un mantra, che entra nel cervello e lì rimane, anche i giorni successivi: non serve leggere, sono interiorizzati e la musica è sempre lì, complice del testo per raggiungere la coscienza umana più profonda: tu devi prendere il potere.

ErosAntEros e il teatro militante dunque; questo è l’elemento che ci ha spinto ad andare a vederli dal vivo. Nella pluralità di offerte artistiche e culturali della nostra epoca, festival letterari, rassegne teatrali, società dello spettacolo che mette in vetrina, come fosse merce, la vita con le sue tragedie e gioie – in una gara inarrestabile a chi fa più cose, a chi va più in vacanza, al ristorante, “ho scoperto un posto bellissimo, ho pagato questa maglietta solo due euro”, corsa inarrestabile verso il vuoto – comprendiamo che ogni giorno viene esaltato il nulla che diventa, per le persone, fondamentale.

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ErosAntEros fa della propria arte una freccia militante infuocata e potente che squarcia e brucia il sipario nero che avvolge il mondo per liberarlo e offrire una lettura della realtà differente, una possibilità per cambiare. Non abbiamo più bisogno di distrazioni, il mondo ne è prodigo e generoso, per dimenticare la nostra quotidianità: ci vogliamo ricordare dove viviamo, chi siamo, vogliamo sapere cosa succede intorno a noi, chi è il nostro vero nemico, non vogliamo partecipare incessantemente a feste, aperitivi, sagre di paese, gite, vacanze per dimenticare che intorno a noi c’è un mondo che muore, di capitalismo.