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Presentazione di VOGLIAMO TUTTO! di Alessandra Vindola . La Repubblica . 6 Novembre 2011

“VOGLIAMO TUTTO”, IL TPE RACCONTA COM’E’ LONTANO IL SESSANTOTTO
Alessandra Vindola, La Repubblica, 6 novembre 2018

«Compagni rifiutiamo il lavoro. Vogliamo tutto, vogliamo tutta la ricchezza…». Scriveva così Nanni Balestrini nel 1971, in un romanzo che appunto si intitolava “Vogliamo tutto!” e che fu un discusso best seller, a metà fra documento politico e racconto epico delle lotte operaie di fine anni Sessanta. Ripubblicato nel 2013, lo stesso Balestrini riconobbe che l’opera oggi ha perlopiù valore storico, perché davvero è cambiato tutto. Ma se qualcosa del romanzo può ancora avere un valore contemporaneo, per Balestrini, è la convinzione che esista sempre la possibilità di cambiare le cose e quindi non si deve rassegnarsi a subire.
Non sorprende che uno spettacolo sull’Italia della fine degli anni Settanta parta da quel “Vogliamo tutto!”, e ne faccia il suo titolo. Va in scena da oggi a domenica al Polo del ’900, ed è qui che sta l’aspetto più interessante: il Tpe, sotto la nuova direzione di Valter Malosti, sceglie di dedicare un progetto al Sessantotto e lo fa in collaborazione con Il Polo del ’900, mettendo a punto una sinergia che parte dai documenti per calarsi in scena. Protagonista dell’operazione è la compagnia ErosAntEros, cioè Agata Tomšič e Davide Sacco, che raccontano: «Abbiamo lavorato quasi un anno sui documenti del Polo del ’900, raccolto le testimonianze dei protagonisti del ’68 e intervistato i giovani attivi nei movimenti di oggi per capire cosa resta delle motivazioni ideali che avevano fatto scendere in piazza i loro coetanei di cinquant’anni prima.
Gli effetti del Sessantotto si estendono su un intero decennio.
Molte narrazioni del testo ruotano, com’è logico, attorno alla Fiat. Abbiamo articolato il testo in macro-temi — dal lavoro alla sessualità, dall’università all’inurbamento dal Sud — incrociando le voci degli operai di allora con quelli attuali: i riders, i dipendenti dei grandi centri logistici. La grande differenza è che allora era forte la sensazione di essere in tanti, di far parte di un movimento. Oggi predomina il senso di solitudine e individualità».
Non solo retrospettiva ma indagine sul presente, “Vogliamo tutto” è recitato da una sola attrice, Agata Tomšič, nei panni di una giovane militante che vuole trasmettere lo slancio e la dimensione collettiva delle lotte in completa solitudine, utilizzando le parole di ieri come fossero di oggi. A contrappunto c’è un montaggio video in cui le immagini d’archivio si mescolano a quelle odierne, ma ruolo centrale riveste la “foresta sonora”, ispirata a quella di Luigi Nono, dove si mescolano voci di militanti contemporanei e del passato e canzoni di lotta.
Domani, al termine dello spettacolo, conversazione con Davide Sacco e Agata Tomšič e Guido Viale, protagonista dei movimenti del ’68 a Torino.