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Presentazione di VOGLIAMO TUTTO! di Tiziana Platzer . La Stampa di Torino . 7 novembre 2018

SLOGAN E PROTESTE, QUANTO ERA CRUDO IL ’68
Tiziana Platzer, La Stampa Torino, 7 novembre 2018
https://www.lastampa.it/2018/11/07/cronaca/slogan-e-proteste-quanto-era-crudo-il-25SpnBbGG0qQeGtm437HVI

Era il tempo in cui nessuna azione e nessuna volontà poteva prescindere dall’imperativo «essere tanti». E oggi, a distanza di 50 anni, come ci si riconosce? «Pochi e mediati». La risposta è secca, non c’è molto da aggiungere per Davide Sacco, artista della compagnia ravennate di teatro di ricerca ErosAntEros di cui fa parte anche Agata Tomsic, entrambi in questi giorni a Torino per lo spettacolo «Vogliamo Tutto! Le parole del Sessantotto e il pensiero rivoluzionario», che ha debuttato in prima nazionale al Polo del ’900 (via del Carmine 4) dove prosegue sino all’ 11 novembre con una produzione del Tpe.

E stasera, al termine dello spettacolo che inizia alle 19, gli autori daranno vita con Guido Viale a un dialogo che entra nella trama del progetto: «1968-2018. Non è che un inizio, la lotta continua!». Utopia pura, ma ci sta dentro una ricerca durata quasi un anno fra materiali d’archivio e raccolta di testimonianze dirette e editoriali: «Quando abbiamo accettato la proposta abbiamo pensato subito di non voler fare un’operazione celebrativa – dice la Tomsic – Naturalmente siamo entrati nel merito della questione storica del Sessantotto e poi l’abbiamo messa in relazione con i militanti di oggi, i gruppi attivi, i collettivi studenteschi e le realtà dei centri sociali». E dovendo immaginare una strada senza interruzione, gli eventi citati-ricordati-riesumati del Sessantotto non vengono presentati mai con l’anno e l’idea scenica è di una singola interprete: «Una ragazza in abiti contemporanei, in un’occasione davanti a un cellulare, che da voce a un flusso unico di parole, quelle di allora e quelle attuali».

Palazzo Campana
Cronaca narrativa accompagnata da immagini sugli eventi studenteschi a Palazzo Campana, sulle lotte operaie ai cancelli della Fiat, sulle manifestazioni in piazza Castello. Torino al centro, ma anche gli avvenimenti che hanno segnato Bologna, Milano e Roma in quelle stagioni. Con l’eleborazione di un tappeto sonoro. «Ci sono le canzoni di lotta, quelle di Pietrangeli e di Giovanna Marini – si affianca Davide Sacco – Mescolate con le canzoni hip hop, abbiamo scelto gli Assalti Frontali. E ci sono anche le voci delle proteste di allora e le testimonianze dei ragazzi di oggi: ora come 50 anni fa, i nostri protagonisti hanno un’età fra i 20 e i 30 anni».

La protesta e l’esperienza
Esistenze che non potrebbero sembrare più incontaminabili una con l’altra. Ci provano gli autori, srotolando i capitoli del loro manifesto: c’è la parte della protesta universitaria, quella della liberazione sessuale ritmata dallo slogan del Maggio francese «Più faccio l’amore più mi viene voglia di fare la rivoluzione, più faccio la rivoluzione più mi viene voglia di fare l’amore». E al grido «Prendiamoci la città» si apre il dibattito sulla conquista degli spazi e sulle occupazioni, mentre quando si entra fra le mura della produzione, allora è d’obbligo ricordare che «Il padrone ha bisogno di te ma tu non hai bisogno di lui». Quando invece si scende in piazza, deve essere chiaro un concetto: «L’aggressore non è quello che si rivolta ma quello che reprime». Parole urlate nei megafoni, stampate nei volantini, scritte sui muri e raccontate in ogni versione negli ultimi 50 anni, ma in cerca, questa volta, di un ricongiungimento con ii ragazzi di oggi. Comunque senza effetto nostalgia.