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Rascia Darwish view on Nympha, mane!, Krapp’s Last Post, January 23th 2012

LE VISIONI DA UN MONDO SOSPESO DI EROSANTEROS
Rascia Darwish, Krapp’s Last Post, January 23th 2012

Nympha, mane!” viene definito dai suoi creatori una “forma spettacolare”.
In parte perché è solo un aspetto del progetto di ricerca più ampio incentrato sulla figura della ninfa, iniziato un anno fa dalla giovane compagnia ravennate ErosAntEros. E in parte perché una definizione così sfuggente è appropriata per fare riferimento all’evento, una prima assoluta, ospitato dallo Spazio Sì di Bologna all’interno della rassegna Pas d’habitude, nata con la precisa volontà di dare spazio e valorizzare il lavoro di gruppi che operano nel campo della performance e del teatro.

Il lavoro ha una duplice genesi: un farsi scenico sviluppato per tappe progressive e una ricerca filosofico- letteraria che, partendo dalla figura mitologica della ninfa, si è dilatata fino a comprendere il rapporto dell’uomo con le immagini e la figura della donna attraverso la sua rappresentazione nei secoli.
I primi contributi letterari sono venuti da Ovidio e Apuleio, poi Platone e Paracelso; fino a comprendere Warburg, Giorgio Agamben e Susan Sontag, solo alcuni dei moltissimi riferimenti letterari e artistici che hanno nutrito questo lavoro.

La ricercatezza dell’apparato teorico trova una piena rispondenza nell’estetica del gruppo nato dall’incontro di Davide Sacco e Agata Tomsic.
La scena è essenziale e sfuggente allo stesso tempo: ci sono oggetti riconoscibili, due lampade, due poltrone, una sorta di gabbia di vetro opaco al centro; ma sono oggetti che sfuggono allo sguardo, sfumati da una specie di filtro che rende i contorni opachi e indefiniti.
La visione scivola sulle cose e sulle due figure umane che abitano lo spazio scenico. Un ulteriore elemento d’inganno per l’occhio è dato da un gioco di specchi che amplifica la sensazione di inafferrabilità, dominante per l’intera durata dell’evento.
Unico elemento tangibile sono delle parole, che si compongono lettera per lettera, come scritte a macchina dal vivo, sul filtro che, in alcuni momenti, da bianco diventa nero per renderle leggibili.

L’azione è dilatata, ripetuta, sospesa tra intervalli e riprese: l’uomo, figura androgina visibile solo in controluce, ripete gesti e piccoli movimenti, passando lento da una poltrona all’altra, alzandosi e sedendosi; mentre una figura di donna, non troppo definita e intrappolata nel parallelepipedo di vetro, si muove, sembra fluttuare in un non-spazio, reagendo ai cambiamenti di luce e alle azioni dell’uomo.
Il rapporto tra i due si gioca fra le parole scritte e i movimenti dei corpi, ha il carattere di un cercarsi senza toccarsi, è desiderio e perdita allo stesso tempo. E se all’inizio sembra chiaro chi possiede chi, nello svolgersi dell’azione accade un ribaltamento, e la donna nella gabbia di vetro da dominata diventa dominatrice.
“Il paradosso della ninfa è questo: possederla significa essere posseduti. E da una forza soverchiante” spiegano le parole di Calasso citate da ErosAntEros.
È esattamente questo gioco di forze sottili e radicali che attraversano e fanno vivere la scena, in uno spazio-tempo senza coordinate, galleggiante.

Guardare “Nympha, mane!” è perdersi in uno stato di sospensione e di bellezza formale: di corpi, di immagini, di luci, di parole. C’è una cura estrema e dettagliata che colpisce e avvolge lo sguardo, ma è una perfezione algida, che si avvolge morbida su se stessa e rischia di confinarsi in un regno intellettuale di indubbio fascino, ma devitalizzato, concentrato sullo sguardo, senso prediletto e totalizzante, che ha scordato il corpo.