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Simona Sagone su 1917 . Radio città Fujiko . 26 gennaio 2018

1917 UNA RIVOLUZIONE IN SCENA. ErosAntEros mette in scena i testi dei poeti che hanno cantato la rivoluzione russa del 1917 insieme al quartetto Noûs
Simona Sagone, “Radio città Fujiko”, 26 gennaio 2018
http://www.radiocittafujiko.it/eventi/una-rivoluzione-in-scena-1

Agata Tomsic, protagonista di 1917, incarna in modo personale e ironico le potenti parole di Majakovskij, Blok, Chlebnikov, Pasternak e Geršenzon sulla musica di Šostakovic a ricordare, insieme all’utopia rivoluzionaria, l’infrangersi di quello slancio nella follia dittatoriale.

Lo spettacolo, […] appare come un intelligente collage di testi poetici che narrano la preparazione e il compiersi passo passo della rivoluzione russa del 1917. Agata Tomsic, aiutata nella scelta dal professor Fausto Malcovati, ha montato drammaturgicamente brani significativi di Majakovskij in particolare, per narrare la forza ribelle della rivoluzione, l’entusiasmo della guerra di popolo contro il capitalismo, combattuta dal grande scrittore usando “versi come baionette”.

[…] Efficaci e ben fatte le animazioni curate da Gianluca Sacco elaborando le sagome di alcuni dipinti di Dmitrij Bisti il quale ha a sua volta inteso narrare per immagini il poema majakovskiano “Lenin!”
Convincono dello spettacolo, oltre le proiezioni animate che sottolineano alcune delle parole chiave dei testi poetici con una grafica che ricorda gli straordinari manifesti di propaganda di Majakovskij e Rodchenko, anche i costumi di scena, ispirati probabilmente a quelli creati da Malevic per “Vittoria sul sole” (in mostra al MAMBO).

[…] Fa da contraltare a tutta l’energia e il gioioso furore rivoluzionario che promana dai versi dei poeti riproposti durante lo spettacolo, la musica di Dmitrij Šostakovič, il Quartetto n. 8 in do minore, op. 110 eseguita dal Quartetto Noûs scritto come monito delle distruzioni causate dalla Seconda Guerra Mondiale e dedicato “aIle vittime della guerra e del fascismo”.

[…] Momenti particolarmente piacevoli dello spettacolo sono quelli in cui Agata Tomsic, non più accompagnata dal quartetto, ma con un sottofondo di una dolce musica popolare russa, con un tono pacato e caldo, mette in risalto i versi di Chlebnikov di Solo noi, arrotolati i vostri tre anni di guerra composti nell’aprile del ’17 che ritraggono una patria cannibale che si nutre dei suoi uomini i quali, ispirati dai grandi valori di “Libertà”, Fratellanza”, “Uguaglianza”, verranno giudicati da alcuni forse come sfacciati, da altri come santi. Intrigante è anche il momento corale de pre finale quando i musicisti si fanno per un istante attori dando vita, insieme alla protagonista, ad un gioco sonoro su versi di Majakovskij contrappuntati da rumori come di sintonizzazione radiofonica.

Risulta chiaro, dall’epilogo nel sangue del progetto teatral-musicale, a evocare la dittatura apparsa dopo il sogno rivoluzionario, la volontà del regista Davide Sacco di non voler cedere alla celebrazione della rivoluzione russa, ma di voler lasciare agli spettatori il giudizio su quella nuova idea di Stato che è sembrata per un istante passare da “nostra alfin sarà” a “nostra alfine è”.