Intervista di Elisabetta Reale a ErosAntEros, “Krapp’s Last Post”, 24 settembre 2022
DENTRO LA POLIS DI EROSANTEROS. ANATOMIA DI UN FESTIVAL IN DIVENIRE
Elisabetta Reale, “Krapp’s Last Post”, 24 settembre 2022
https://www.klpteatro.it/polis-erosanteros-intervista
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Avete deciso di dedicare quest’edizione alla figura della scrittrice e filosofa Simone Weil, e avete dedicato molto spazio alla drammaturgia francese. Quali gli appuntamenti che per voi sono stati fonte di maggiore soddisfazione?
Agata: Abbiamo aperto l’edizione 2022 di Polis con una citazione di Simone Weil che, se si sostituisce la parola “artisti” a “scrittori”, descrive perfettamente il teatro che cerchiamo: “C’è qualcos’altro che ha il potere di svegliarci alla verità. È il lavoro degli scrittori di genio. Essi ci danno, sotto forma di finzione, qualcosa di equivalente all’attuale densità del reale, quella densità che la vita ci offre ogni giorno ma che siamo incapaci di afferrare perché ci stiamo divertendo con delle bugie”.
Un teatro che abbia quindi il potere di “svegliare” e di far leggere la realtà in nuova luce, come quello che noi stessi, come ErosAntEros, perseguiamo da più di 12 anni. E tale è anche il lavoro degli altri artisti che ogni anno ospitiamo a Polis. Quest’anno la maggiore soddisfazione è stata per noi la risposta positiva di spettatori, critici e operatori alla nuova sfida che ci siamo posti: l’apertura al teatro contemporaneo europeo, che ha messo al centro del festival un focus sulla drammaturgia contemporanea francese, portando per la prima volta a Ravenna maestri internazionali come Pascal Rambert e Ivica Buljan, e dando al contempo spazio a lavori di artisti italiani, come Licia Lanera e Teatro i, che come noi si sono confrontati con il teatro di quest’area geografica. È stata l’ennesima scommessa vinta, l’ennesimo salto nel vuoto – perché non sapevamo come sarebbe stata accolta – coronata anche dal recente importante riconoscimento da parte del Ministero della Cultura, che vede il nostro festival entrare come prima istanza triennale al FUS con la maggiore valutazione qualitativa di tutta la nostra categoria. Risposte che ci spingono certamente a continuare a rilanciare ancora lungo i sentieri tracciati in questi anni.
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Come compagnia siete nati nel 2010. Con quali intenti e verso quale direzione avete lavorato durante questi anni? Quali i progetti all’orizzonte?
Davide: Agata ed io abbiamo dato vita a ErosAntEros a gennaio 2010. Le forme da noi create sono mutate nel corso degli anni, ma certamente quello che caratterizza la base del nostro fare, è il tentativo di mettere sempre al centro del nostro lavoro delle questioni che sentiamo fondamentali nei tempi e nella società in cui viviamo. In un certo senso il nostro potrebbe essere definito un teatro engagé. Un teatro che si concentra sui contenuti che vuole condividere con le persone. Ma allo stesso tempo vuole mantenere sempre alto il lavoro di ricerca sulle forme che, di volta in volta, decide di perseguire. Si tratta di qualcosa che per noi è molto naturale, che nel teatro italiano può apparire insolito, ma che nel teatro europeo è molto comune. È infatti in Europa che troviamo molte esperienze a noi affini e con le quali ci confrontiamo continuamente. E verso l’Europa sono diretti i nostri progetti più recenti e i prossimi futuri.
All’orizzonte, in ordine strettamente cronologico, avremo a ottobre 2022 finalmente il debutto di “Libia”, spettacolo che porta in teatro l’omonima opera di graphic journalism di Francesca Mannocchi e Gianluca Costantini (Mondadori 2019), in una forma multidisciplinare, concentrata sui disegni animati, le voci e il suono, che vede in scena insieme ad Agata l’attore Younes El Bouzari e il musicista Bruno Dorella, autore ed esecutore dal vivo dell’intera colonna sonora.
Poi, nell’estate 2023, debutteremo con un nuovo lavoro che mette al centro il pianeta su cui viviamo e la catastrofe ambientale in corso, intitolato “Gaia”. Intanto stiamo lavorando da tempo a una nuova importante coproduzione internazionale e multilingue, a partire da uno dei nostri testi teatrali novecenteschi di riferimento, che debutterà a inizio 2024. Si tratta di un grande progetto che vedrà in scena un nutrito gruppo di attori di diverse lingue e nazionalità, nonché una delle nostre band musicali preferite come parte fondamentale dello spettacolo.