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Intervista di Eleonora Poli a ErosAntEros, “Bollettino ‘900”, 22 ottobre 2022

Intervista a ErosAntEros: Agata Tomšič e Davide Sacco
Eleonora Poli, Bollettino ‘900 2022 / n. 1-2, 22 ottobre 2022
https://boll900.it/2022-i/Poli2.html

Quali sono gli orientamenti principali della vostra ricerca teatrale? Quali maestri e/o modelli vi hanno ispirato?

Agata Tomšič: Davide e io abbiamo iniziato a lavorare assieme a gennaio 2010. Lui lavorava già con altre compagnie teatrali, con il Teatro delle Albe e con Fanny & Alexander, come musicista e performer. Io invece mi ero formata con studi teatrali all’Università di Bologna e attraverso varie esperienze laboratoriali con artisti della scena contemporanea sia italiana sia internazionale. E questo contraddistingue anche il percorso di Davide: diciamo che quando ci siamo conosciuti abbiamo scoperto che ci trovavamo negli stessi luoghi a vedere gli stessi spettacoli e a seguire gli stessi artisti da anni, però non ci eravamo mai incontrati. Poi, ci siamo “trovati” durante un laboratorio dei Motus a Ravenna. Forse la cosa che ci contraddistingue rispetto ad altri gruppi è che ci siamo formati molto con le compagnie del teatro di ricerca italiano, prima quelle romagnole, poi italiane, e poi ci siamo affacciati anche ad esperienze con artisti internazionali che siamo andati a cercare durante il nostro percorso.

Davide Sacco: Ci siamo formati entrambi soprattutto attraverso esperienze di lavoro e laboratori, con compagnie fondate all’inizio degli anni ’80, come la Socìetas Raffaello Sanzio, il Teatro della Valdoca e il Teatro delle Albe, con compagnie nate negli anni ’90, come Motus, Teatrino Clandestino, Fanny & Alexander e poi altri. E nel tempo siamo andati a cercarci esperienze formative anche molto diverse, soprattutto in Europa.

Agata Tomšič: E siamo anche due grandi spettatori. Una cosa che amo dire sempre è che ogni volta che andiamo a teatro a vedere altri artisti, in realtà continuiamo a pensare, ad accrescere la nostra conoscenza e il nostro linguaggio artistico grazie a questo incontro. E anche dopo il 2010 la nostra formazione non si è fermata, ma continua, tanto che tra il 2014 e il 2016 abbiamo partecipato a diversi percorsi con l’Odin Teatret prima in Danimarca, in particolare con Roberta Carreri, poi anche in Polonia con Eugenio Barba, seguendo periodi intensivi di lavoro con questa compagnia storica di artisti che potrebbero sembrare esteticamente lontani da noi e che invece sono diventati degli amici-maestri, un nutrimento profondo dal punto di vista attoriale, sul lavoro sul corpo e sulla voce, ma che ha anche allenato il nostro sguardo. Ci siamo resi conto che dopo essere stati al Nordisk Teaterlaboratorium per i primi due mesi, quando siamo tornati a guardare gli spettacoli a teatro, la nostra attenzione sulla performatività, l’utilizzo del corpo o il rapporto dell’attore con gli spettatori era diverso rispetto a prima. Sono state delle esperienze importanti per noi.

Davide Sacco: Fra le esperienze internazionali è stata importante per noi quella allo Schaubühne di Berlino, guidato da Thomas Ostermeier, dove siamo stati fra i tre giovani artisti italiani ai quali è stata donata la possibilità di seguire il FIND Plus, un’esperienza che permette di seguire tutto il festival FIND assieme ad altri giovani artisti provenienti da tutta Europa, con workshop intensivi tutti i giorni, dalla mattina alla sera e spettacoli ogni sera di cui si continua a parlare anche confrontandosi con gli artisti ospitati. Ma, in realtà non si finisce mai perché anche ora andiamo a vedere tanto teatro contemporaneo italiano e internazionale, sia in Italia che all’estero, il che capita spesso in estate, ad esempio in Slovenia, a Lubiana, o in Francia al Festival d’Avignon, dove Agata ha vinto un bando, qualche anno fa, che le ha permesso di partecipare ad un’esperienza di dieci giorni con una decina di artisti da tutto il mondo e dove siamo tornati questa estate selezionati questa volta dall’European Theatre Convention per l’European Theatre Academy.

Agata Tomšič: Arrivando a risponderti riguardo alla nostra poetica: da una parte cerchiamo sempre di mettere al centro dei nostri progetti, delle nostre produzioni, dei nostri spettacoli, delle questioni che in quel momento riteniamo fondamentali da condividere con le altre persone per porci domande collettivamente. Qualcuno dice che facciamo teatro politico. D’altra parte, allo stesso tempo, portiamo avanti una continua ricerca sulla forma e sui linguaggi che il nostro teatro può prendere. In realtà, quello che cerchiamo di fare è concentrarci su forma e contenuto allo stesso tempo, mantenendoli allo stesso livello. Nella nostra biografia conserviamo due righe prese da una recensione di Come le lucciole del 2015, di Alessandro Fogli, che dice di noi: «ErosAntEros dimostrano ancora una volta la loro incompromissoria coerenza nell’agganciare il teatro, l’arte, alla vita reale e farne un’arma per trasformare il reale».

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