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Antonio Rapezzi su LIBIA, 22 marzo 2025

Antonio Rapezzi, Instagram, 22 marzo 2025
https://www.instagram.com/p/DHftH7SMgC0/

“L’Oratorio di San Filippo Neri, capolavoro del barocco settecentesco bolognese, con le sue ferite belliche storicizzate nel geniale restauro di Pier Luigi Cervellati che decise di far ricostruire le volte e la cupola, distrutte dalle bombe alleate nel 1944, attraverso un’armatura in legno che ne restituisse le forme originali fungendo da memoria storica della guerra e dei suoi disastri, è stato il contesto perfetto per la messa in scena della graphic novel Libia da parte di ErosAntEros.
È bastato quindi spostare gli occhi dalla guerra stigmatizzata dal restauro della cupola al palco, su cui un tempo si esercitava il culto del santo, per ritrovarsi nella guerra infinita di un paese, la Libia, passato, senza soluzione di continuità, dalla dittatura di Gheddafi al conflitto tra tribù di cui le vittime sono sia i libici che i migranti.
ErosAntEros, nato dall’unione del regista Davide Sacco con l’attrice e drammaturga Agata Tomšič, già ammirati nell’indimenticabile Santa Giovanna dei Macelli con i Laibach, ha portato in scena, in occasione del quindicesimo anno di attività, il durissimo fumetto con cui Francesca Mannocchi, attraverso i disegni di Gianluca Costantini, racconta le evoluzioni (involutive) di una nazione contraddittoria che è divenuta, grazie agli scellerati accordi di Minniti rafforzati dall’attuale governo italiano, barriera, peraltro bucherellata, su cui si dovrebbero infrangere i sogni dei migranti.
I disegni di Costantini e le parole di Mannocchi scorrono sul grande schermo posizionato dietro il palco dove si schierano, immobili, Agata Tomšič che recita assorbendo e restituendoci tutto il dolore libico, Bruno Dorella che quell’immenso dolore riesce a musicare e Younes El Bouzari che interpreta il popolo dei libici e dei migranti in generale.
Spettacolo durissimo che fa riflettere sull’orrore delle guerre ma anche, e soprattutto, sulla nostra ignavia occidentale.
‘Come si fa a incontrare il volto di centinaia di uomini innocenti detenuti in quelle condizioni senza alcun motivo e coprirsi la faccia. Ma come si fa? In un gesto dire loro: tu puzzi. Tu scappi dalla fame, dalla guerra, dal terrorismo, ti hanno arrestato senza motivo…e tu, puzzi’. Grazie.”