Chantal Boiron su Materiale per Medea, “UBU Scènes d’Europe / European Stages”, 6 ottobre 2025
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Chantal Boiron, “UBU Scènes d’Europe / European Stages”, 6 ottobre 2025
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Materiale per Medea di Heiner Müller è costituito da tre frammenti di testi che il drammaturgo tedesco ha riunito: Riva abbandonata, Materiale per Medea e Paesaggio con Argonauti (VERKOMMENES UFER MEDEAMATERIAL LANDSCHAFT MIT ARGONAUTEN). Un trittico di nove pagine, dalla forma indefinita, per raccontare la vita e la morte, l’amore e l’odio, la lotta accanita di un uomo e una donna… E per parlarci di un mondo, in particolare dell’Europa, in fase di disgregazione e delle rovine della Storia. Nel 1983 Müller stesso ha messo in scena il suo trittico, un vero e proprio paesaggio poetico, con la complicità del regista Matthias Langhoff, allo Schauspielhaus Bochum, nell’ambito del Theatertreffen di Berlino. Matthias Langhoff rimetterà in scena l’opera molto più tardi, nel 2023 alla Comédie de Caen, con Frédérique Loliée e Marcial Di Fonzo Bo. Nel frattempo, nel 2002, c’era stata la versione struggente del russo Anatoli Vassiliev, con Valérie Dréville.
Con Agata Tomšič, regista e interprete, abbiamo lo sguardo di un’artista donna su una delle figure più oscure della mitologia greca. Amante e assassina, maga e infanticida, sacerdotessa barbarica e prostituta emigrata, Medea porterà a termine la sua vendetta contro Giasone. Nella sua messa in scena, è il pubblico, seduto in cerchio, a costituire il dispositivo scenico. Questa intimità si adatta molto bene al trittico di Heiner Müller. Il cerchio è lo spazio della fiaba, della narrazione. Ma qui è anche il luogo da cui si guarda, lo spazio del voyeur. Giasone non è l’unico visitatore del peepshow di cui lui stesso parlava nel suo testo. Ogni spettatore diventa un voyeur. Al centro del cerchio è stato installato un minuscolo palco, una sorta di leggio, dove c’è spazio solo per un microfono e due palloncini dorati, uno più grande e uno più piccolo, che rappresentano i due figli che lei ha avuto con Giasone. È da lì che Medea parlerà. Ma prima, nel buio totale, si sente la voce di Agata Tomšič, che gira intorno al cerchio, intorno a noi spettatori. Non la vediamo, ma sentiamo il suo respiro, proprio dietro di noi. La sua voce è amplificata dai microfoni. È il grido di rabbia e dolore di una donna abbandonata vigliaccamente dall’uomo che ama. Il lavoro realizzato sulla musica, firmata da Matevž Kolenc, è notevole.
È un vero e proprio paesaggio sonoro da cui spiccano alcune note musicali. Quando finalmente un bagliore la illumina furtivamente, vediamo Agata Tomšič emergere dal buio, dalle tenebre, come una figura gotica, avvolta in un immenso mantello con cappuccio, sotto il quale si intuisce la sua nudità. In piedi, girando su se stessa per rivolgersi a ciascuno degli spettatori, fa scricchiolare con le unghie la gomma dei palloncini, annunciando con questo semplice gesto la sua terribile vendetta. L’attrice crea lo spettacolo con la sua performance. In questo modo, interviene nell’allestimento luci di Gianni Gamberini, così come partecipa alla musica. Con una semplice torcia elettrica, illumina a turno, mentre ruota su se stessa, ogni spettatore, al cui sguardo si offre nella sua nudità, e che diventa così, come Giasone, per un secondo o due, l’unico «visitatore del peep-show».
L’attrice è anche la sua costumista, trasformandosi sotto gli occhi del pubblico, legandosi intorno alla vita una coperta termica dorata che, sotto la luce diffusa, diventa una splendida gonna dorata, il suo magico abito da sposa che offrirà, come dono di morte, alla figlia di Creonte, sua rivale. Il nero e l’oro sono i due colori di questo spettacolo minimalista e intenso. Lei sta in piedi, a seno nudo, provocatoria e sublime. Una creatura pericolosa, inquietante, ma così libera. Agata Tomšič incarna una Medea ribelle e combattiva, che presenta a Giasone il conto esatto di tutto ciò che lei gli ha offerto: il tradimento di un padre, la morte di un fratello, il suo amore assoluto, la nascita di due figli. Tutto questo per essere abbandonata da lui in un paese ostile dove lei è straniera, rifugiata emigrata. Senza alcuno scrupolo, fa scoppiare i due palloncini, uccidendo così i loro due figli. Agata Tomšič è una magnifica tragediografa. Nella sua Medea, così moderna, c’è una lotta femminista. E da questo monologo teatrale, lei crea una vera e propria opera a voce sola.”