Intervista di Michele Pascarella a ErosAntEros, “Gagarin Orbite Culturali”, 7 maggio 2024
Farsi trasformare dalle visioni
Michele Pascarella, “Gagarin Orbite Culturali”, 7 maggio 2024
https://www.gagarin-magazine.it/2024/05/incontro-ravvicinato/farsi-trasformare-dalle-visioni-conversazione-con-agata-tomsic-e-davide-sacco-erosanteros-polis-teatro-festival/
“Dal 7 al 12 maggio torna a Ravenna POLIS Teatro Festival, che ha aperto la settima edizione con lo spettacolo Santa Giovanna dei Macelli di Bertolt Brecht, in un prologo andato in scena il 24 aprile al Teatro Alighieri.
Dramma barocco tedesco: sintetizzerei col titolo del celebre saggio di Walter Benjamin il vostro nuovo spettacolo, in cui ancor più che in precedenti produzioni la stratificazione di segni (verbali, visuali, sonori, interpretativi, …) diviene un amalgama di per sé significante e agente. Cosa sta alla base di questa scelta e quali accortezze compositive richiede?
Agata: Benjamin è come sai un autore a noi molto caro, da più di un decennio. I concetti di montaggio e citazione da lui espressi nei Passage e nelle tesi Sul concetto di storia sono diventati dei punti cardine all’interno della nostra poetica e lavorare su una drammaturgia solida, per quanto estremamente complessa – per il tema in primis, ma anche per la forma multilinguistica e multidisciplinare che abbiamo deciso di dare allo spettacolo – ci ha permesso di mettere alla prova all’ennesima potenza quello che è l’idea di teatro estetico -politico che da 14 anni perseguiamo. La sfida è stata creare una partitura dove tutti questi elementi possano entrare in rapporto dialettico in maniera armonica: sembra un ossimoro, ma il ritmo, l’armonia dei diversi elementi, sono fondamentali sia tra ciascun elemento (esempio tra le lingue utilizzate in scena) che a livello più generale nella macrostruttura dello spettacolo. Si tratta di comporre un’opera “totale”, dove oltre alla partitura musicale, la recitazione e il canto dei performer, le scene, i costumi, le luci, entrano in gioco e si fanno portatori di senso drammaturgico il video, le diverse lingue e culture teatrali portate in scena dagli attori.
Dietro e dentro l’azione, vi sono le musiche originali dal vivo della cult band slovena Laibach. Come è avvenuto l’incontro tra voi e quali sorprese e disorientamenti ha portato, a livello creativo?
Davide: L’idea di coinvolgere i Laibach in questo lavoro è nata circa quattro anni fa. Abbiamo riletto molte volte e riflettuto molto su questo testo che ci è sempre interessato molto in particolare perché Brecht in esso tenta di dispiegare il sistema capitalista finanziario della borsa. E lo fa attraverso la metafora della fabbricazione della carne in scatola: da una parte i proprietari delle fabbriche e la relativa filiera che si fanno concorrenza e i loro affari in borsa chiudendo fabbriche e giocando con i prezzi della carne, dall’altra gli operai, sorta di rivoluzionari nascenti, che disperati per la perdita del lavoro e letteralmente morendo di fame tentano di organizzarsi per lottare. Al centro di questi due poli Brecht pone i Cappelli Neri, una sorta di salvation army a metà tra il militare e il religioso, che l’autore stesso indica arrivare sempre marciando e suonando. Tutto questo ci ha fatto pensare ai Laibach (band che entrambe conosciamo da sempre come cultori e della quale avevamo già utilizzato quattro brani nel nostro spettacolo Allarmi! nel 2016, e io già avevo utilizzato una loro canzone nello spettacolo LEBEN del Teatro delle Albe del 2006 che prese il titolo proprio da una loro canzone da me portata a Ermanna e Marco). Sin dalla prima lettura del testo abbiamo pensato a loro. Non mi dilungo ora, ma è davvero incredibile come i Laibach e i Cappelli Neri si sovrappongono. Sembra che Brecht abbia scritto pensando a loro! La collaborazione con i Laibach è stata fantastica e in qualche modo molto semplice, sin dal primo giorno. Ci siamo capite sempre subito. E in sostanza quello che abbiamo fatto è stato fornire a loro i testi delle canzoni di Brecht presenti nello spettacolo e indicare loro quali tipi di atmosfere cercavamo per ciascuna canzone. E loro si sono occupati non solo di scrivere le musiche delle undici canzoni originali (su testi di Brecht) presenti nello spettacolo, ma hanno curato, in stretta relazione con noi, tutto il sound design dell’intero spettacolo, che dall’inizio alla fine ha solo pochi attimi di silenzio, precisamente definito, come molti dei nostri lavori. Inoltre, i Laibach / Cappelli Neri in alcuni momenti del lavoro parlano con parti di testo presenti nel dramma di Brecht che abbiamo per quanto possibile ridotto insieme alla squadra di dramaturg senza snaturare il senso del testo.
Agata: Aggiungo soltanto, che non abbiamo adattato la presenza, l’immagine dei Laibach al testo di Brecht, ma scelto i Laibach proprio perché fin dall’inizio abbiamo creduto che la loro estetica fosse già di per sé perfetta per far loro incarnare il ruolo dei Black Hats all’interno della favola post-espressionista dark che volevamo creare portando in scena Santa Giovanna dei Macelli. E anche dal punto di vista del mio personaggio, ho semmai spinto la mia interpretazione di Giovanna Dark in direzione dei Laibach, per avvicinarmi a loro e fare da ponte tra loro e gli altri personaggi-attori del nostro spettacolo. […]”