Maria Dolores Pesce su Materiale per Medea, “Dramma.it”, 19 maggio 2026
POLIS Teatro Festival 2026
Maria Dolores Pesce, “Dramma.it”, 19 maggio 2026
https://www.dramma.it/index.php?option=com_content&view=article&id=41199:polis-teatro-festival-2026&catid=40&Itemid=12
“[…] Al Teatro Rasi/Ridotto domenica 10 maggio. La contingenza dello spettacolo teatrale è la più profonda metafora della vita durante il cui tempo, come nella tradizione cinese, non si entra mai nello stesso fiume, o meglio il fiume in cui si entra giorno per giorno non è mai lo stesso. Così, ci insegnano i grandi della Critica Teatrale del ‘900 Gramsci e Gobetti in particolare, è opportuno, interessante e spesso necessario rivedere più volte lo stesso spettacolo poiché, pur essendo lo stesso non è mai lo stesso e si mostra ‘nuovo’ proprio perché l’acqua del teatro scorre perenne. Tutto questo per dire che ho avuto l’occasione di vedere quest’ultima prova di Agata già all’anteprima dell’autunno scorso e nell’occasione di recensirla una prima volta, ma qui, come mi aspettavo, accade qualcosa di nuovo e la Medea di Heiner Muller, cui è ispirata, è diventata un po’ di più la Medea di Agata Tomsic, che con più evidenza filtra la plurima natura del personaggio, maga salvifica, strega fiammeggiante, padrona con il Vello d’Oro di dare la vita e la morte come ciò che è il femminile, ma anche moderna migrante, prodotto di un colonialismo che spoglia le nazioni e insieme di una schiavitù che anche in patria lega la donna più del maschio ai ritmi sfibranti dell’economia di rapina. Mito antico e intimo di una condizione umana ‘eterna’ che nel femminile spesso si fa sofferenza ma anche rivelazione. Filtra, paziente, il personaggio e dalle maglie allargate della sua rete emerge ancor più il fascino della Paura che emana da questo personaggio in cui sono contenute e custodite le mille sfumature dell’essere una femmina. Agata ne è interprete perturbante e quasi intimidatoria, capace di sopportare la durezza oscena della lingua di Muller (nella bella traduzione di Saverio Vertone) per farla illuminante e disvelatoria attraverso il suo presente corpo recitante e la sua voce che a volte trasfigura in puro suono e grido lancinante. Chi è Medea? In fondo ancora non lo sappiamo e forse non lo sapremo mai. Uno spettacolo di grande qualità che raggiunge una compattezza, una consapevolezza e una coerenza, tra scenografie, luci, suoni, il ‘vello d’oro’ indossato a mo’ di bellissimo costume, testo e tutti gli altri componenti estetici, non usuale. Molto coinvolgente e in questo commovente”.