Maria Dolores Pesce su Materiale per Medea, “Sipario”, 3 ottobre 2025
MATERIALE PER MEDEA – regia Agata Tomšič
Maria Dolores Pesce, “Sipario”, 3 ottobre 2025
https://www.sipario.it/recensioniprosam/item/16978-materiale-per-medea-regia-agata-tomsic.html
“[…] Agata Tomšič di tutto questo, tra lirismo e sguardo ‘politico’, non è solo la ideatrice e regista ma è anche la bravissima interprete, a partire dalla presenza scenica, in cui la rabbia si impone sul sentimento del dolore, una presenza talora conturbante che si svela un po’ alla volta, novella Salomè che assiste alla caduta dell’aureola umana nel suo fango.
Attraverso di lei le molte Medee appaiono e scompaiono, dall’essere divinità straniera e in quanto tale barbara ai piedi delle mura di Corinto, all’essere popolo sconfitto e colonizzato su ogni landa di questo mondo, all’essere femminile incantatrice che si mostra scolpita nel suo corpo, fisica e per questo forse irraggiungibile, all’essere infine subordinata e negletta quasi che il maschio e il suo patricarcato ne temessero, o magari invidiassero, la sua forza vitale e la sua intelligenza matrice e creatrice.
L’intero spettacolo è giocato sull’apparire e sul nascondersi, illuminando d’improvviso come in un film a passo ridotto i movimenti dell’attrice, così scolpendoli e affastellandoli sulla scena come tessere di un mosaico da ricomporre e infine affondando nel profondo di quella memoria intuitiva in un sartriano sogno ad occhi aperti che è improvvisamente svanito.
La messa in scena sa gestire, nella traduzione di Saverio Verrone che nulla risparmia, la lingua di Heiner Muller, dura, tagliente e a volte tanto cattiva da apparire oscena e così, come in Fassbinder, profondamente disvelatoria, una lingua che sembra talora rifiutare anch’essa la scena diventando essa stessa una vera e propria ferita nel corpo dell’attrice per rifugiarsi nell’Ade ovvero nell’Olimpo della letteratura.
Dunque, anche grazie al bellissimo disegno luci di Gianni Gamberini, “nero-buio-assoluto” e “bronzo-oro-sole”, si contendono il proscenio lottando tra loro ma essendo le inscindibili facce di uno stesso specchio, così come il “Vello d’oro” protagonista del mito che occhieggia nei bei costumi di Bàste Sartoria, si trasfigura simbolicamente da strumento di vita capace di sanare ogni ferita, a tramite di morte quando lo si vuole usare per la smodata ambizione umana.
L’ambiente sonoro è un dialogo tra le cupe musiche elettroniche di Matevž Kolenc, le mani di Agata Tomšič, che battono ritmicamente e ritualmente gli oggetti, e la sua voce che talora si fa puro suono.
È uno spettacolo molto coinvolgente e trascinante che sa andare oltre il suo stesso copione e che si arricchisce nel transito scenico di innumerevoli suggestioni che dal mito richiamano alla dolorosa condizione umana nella sua continuità e nella sua attualità.
Alla fine lunghi applausi all’anteprima.”