TOP

Maria Dolores Pesce su Quelli che si allontanano da Omelas, “Sipario”, 3 ottobre 2025

QUELLI CHE SI ALLONTANANO DA OMELAS – regia Davide Sacco
Maria Dolores Pesce, “Sipario”, 3 ottobre 2025
https://www.sipario.it/recensioniprosaq/item/16979-quelli-che-si-allontanano-da-omelas-regia-davide-sacco.html

“[…] Un plot narrativo illuminato dalle riflessioni profetiche di William James citate dalla Le Guin e che è opportuno riportare almeno in parte: “Oppure, se ci venisse offerta l’ipotesi di un mondo in cui le utopie dei vari Fourier e Bellamy e Morris venissero tutte superate e milioni d’individui venissero mantenuti nella continua felicità alla semplice condizione che una certa anima perduta […] ‘anche se dentro di noi sorgesse l’impulso di afferrare la felicità così offerta’ quanto sarebbe odioso goderne quale frutto deliberatamente accettato di tale mercato?”.
Un quesito tanto inattuale da essere sempre ‘attuale’, percorrendo dalla oscurità del Tempo l’uomo e la donna, come ci dimostrano, tra gli altri, prima la Shoah e ora, in paradossale ribaltamento, gli eventi tragici di Gaza martoriata, esplicitamente e giustamente richiamati in video, cui la narrazione non sembra avere risposta se non, luce in fondo al tunnel, la scelta di ‘sottrarvisi’ di alcuni (tanti?) giovani abitanti che si allontanano da Omelas, silenziosamente verso il deserto o le montagne, verso un luogo inimmaginabile.
“Non posso descriverlo. È possibile che non esista. Ma sembra che loro sappiano dove stanno andando, quelli che si allontanano da Omelas.”
Davide Sacco affronta qui una materia ‘scabrosa’ e complessa, ma lo fa con grande ‘umiltà’ (che è un pregio e non un difetto) e direi anche con una certa dose di ingenuità (che è anch’essa spesso come qui una virtù), restando come detto molto fedele al testo ma sezionandolo e, come in un travestimento, incistandolo con le canzoni che lui stesso canta molto bene e, con la brava band La mano sinistra dal vivo, con la musica generata da quelle stesse parole.
Al suo fianco e a fianco della scena, direi in una iconica controscena, Eva Robin’s, misurata ed efficace nella dizione e nella mimica, distopicamente vestita a suggerire forse la narratrice del famoso Il racconto dell’Ancella, così da richiamare i temi di un femminile mai esplicitamente citato ma ben presenti, a mio avviso, nella trama del sottotesto.
Ne nasce uno spettacolo di grande intensità, semplice nella stesura scenica ma in grado di coinvolgere in profondità il pubblico presente che ha a lungo e con partecipazione applaudito.”