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Sara Tamisari su Quelli che si allontanano da Omelas, “Ravenna&Dintorni”, 25 settembre 2025

Quelli che si allontanano da Omelas di Ursula K. Le Guin è un’utopia ingiusta che vuole renderci più consapevoli
Sara Tamisari, “Ravenna&Dintorni”, 25 settembre 2025

Contributo di Sara Tamisari attorno a Quelli che si allontanano da Omelas in occasione dell’anteprima a Ravenna il 27 settembre 2025.

Ci piace pensare di vivere nella luce del sole, ma il mondo per metà è sempre nelle tenebre; e la fantasia, come la poesia, parla il linguaggio della notte.
– U. K. LE GUIN, Il linguaggio della notte, Roma, Editori Riuniti, 1986, p. 7.

Ursula K. Le Guin è stata una delle più grandi scrittrici contemporanee di fantasy e fantascienza. Nasce nel 1929 a Berkeley, California. Figlia di Alfred Kroeber, antropologo e Theodora Kracaw, scrittrice e antropologa. Si nutre sin da bambina di storie, libri, racconti e fi abe, iniziando a scrivere in tenera età. Tuttavia, il successo arriva verso la fine degli anni ‘60 e le sue opere le sono valse 6 premi Nebula e 6 premi Hugo.

La poetica leguiniana è caratterizzata da temi come anarchismo, femminismo, pacifismo, taoismo, ambientalismo, ricerca dell’equilibrio e pensiero junghiano. Gli ultimi due si riscontrano soprattutto nella sua saga fantasy: il ciclo di Earthsea, mentre gli altri nel ciclo di fantascienza, ovvero il ciclo dell’Ecumene; tra cui troviamo le sue opere più famose: La mano sinistra del buio e I reietti dell’altro pianeta. Ma non ci sono solo romanzi: Le Guin è famosa anche per le poesie e per i racconti, alcuni di questi hanno lasciato un segno profondo nei lettori e nelle lettrici e il più famoso è proprio Quelli che si allontanano da Omelas. In questo esperimento del pensiero, Le Guin ci catapulta nella più classica, prosperosa e felice delle utopie. L’autrice ce la descrive, ma ci dice anche di lasciare che sia la nostra fantasia a immaginarla. Perché descrivere qualcosa di tanto perfetto, non potrà mai accontentare tuttə.

Benvenutə a Omelas, la città della gioia, dove tutto è perfetto. Basta però fare un piccolo zoom per capire qual è il dilemma etico che ci vuole mostrare Le Guin: Omelas, per essere perfetta, ha bisogno di un singolo sprazzo di sofferenza. Unə bambinə; in una stanzetta, senza amore, senza luce, senza speranza. Ha paura, è malnutritə e maltrattatə. Le Guin, in sole cinque pagine, ci mette di fronte a una realtà che conosciamo bene. Perché a Omelas tuttə sanno che quel bambinə è lì e tuttə conoscono la sua sofferenza. E c’è chi accetta che la città possa prosperare sacrificandolə, chi non lo accetta, ma non fa niente e poi c’è chi un giorno sceglie di allontanarsi da Omelas.
Il sentimento di impotenza nei confronti di un mondo che perpetra ingiustizie, morte e distruzione è qualcosa che tuttə conosciamo: ma essere consapevoli del problema non significa compiere una scelta. O meglio, anche scegliere di rimanere immobili è una scelta.
Le Guin ci pone un dilemma atroce. Ed è con la consapevolezza che un individuo singolo non possa fare nulla per quell’”anima perduta” che ci suggerisce velatamente che l’unica soluzione sarebbe fare una scelta collettiva. Ma l’individualismo della società capitalista lo impedisce. E così, solo alcunə scelgono di allontanarsi, scelgono di abbandonare il privilegio e il benessere, rifiutando di essere complici della sofferenza altrui. Ed ecco che la distopia dentro l’utopia si trasforma, ma solo per coloro che si allontanano e scelgono di andare in un luogo “altro”, nella speranza di trovare modo alternativo di abitare il mondo e la società.”