Intervista di Gian Paolo Polesini ad Agata Tomšič, “Il Nord Est”, 9 agosto 2026
Agata Tomšič alla guida di Mittelfest: Porto una visione europea tra radici istriane e spirito punk, “Il Nord Est”, 9 agosto 2026
Da anni si ascolta un mesto de profundis sulla salute della prosa. Eppure il pubblico è tornato a riempire le platee. Come lo spiega?
«Per me il teatro è esattamente il contrario: è la ragione per cui mi sveglio ogni mattina. Certo, oggi non occupa più la centralità che aveva secoli fa, per ragioni legate ai cambiamenti sociali e tecnologici. Proprio nella frenesia della vita contemporanea il palcoscenico resta uno spazio unico, dove le persone scelgono di ritrovarsi, condividere momenti e riflessioni su se stesse e sul mondo. È un’esperienza che nessun altro mezzo di comunicazione può garantire. Anche quando uno spettacolo divide, il pubblico si confronta e dialoga, creando un positivo vortice di pensieri».
Il suo percorso è abbastanza fuori dagli schemi.
«Sì. Non ho un diploma di un’accademia teatrale tradizionale. Fondai ilmio linguaggio lavorando direttamente sul campo, con un approccio chedefinisco anche un po’ punk. Ciò mi ha permesso di trovare una vocepersonale
Il dialogo europeo scandì le prime edizioni di Mittelfest ed è stato la ragione stessa della sua formazione. In un momento storico così complesso, quel ruolo è ancora attuale?
«Me lo sono chiesta fin dal momento della candidatura. Il contesto storico nel quale si formò il festival era irripetibile, ma questo non significa che oggi non possa continuare a essere un osservatorio sull’Europa. Vorrei farlo sia attraverso la programmazione artistica sia organizzando incontri e dibattiti che mettano in dialogo artisti, giornalisti, studiosi di scienze politiche e altri esperti. L’obiettivo è riflettere sull’Europa contemporanea, sui suoi valori e sul ruolo che il continente ricopre nello scenario geopolitico internazionale».